
“Sembrava tanto lontano, eppure quando lo vivi da vicino, cambi prospettiva”. A parlare è Rossella T., una mamma del Malcantone, che ha un caso di coronavirus in famiglia a Bergamo. La cugina di 42 anni è risultata positiva al tampone e ora è ricoverata all’ospedale Papa Giovanni XXII di Bergamo, lo stesso in cui un anestesista rianimatore ha parlato di scenari da guerra in un’intervista al Corriere della Sera.
“Settimana scorsa volevamo andare a trovarla, ma poi ci hanno detto che è risultata positiva al tampone e così non siamo partiti. Aveva già una patologia dalla quale si stava curando, e ora è in fin di vita a causa del virus. Tutta la famiglia che ha avuto contatti con lei è stata posta in quarantena, una decina di persone in tutto. L’apprensione è tanta e mi rendo conto che essere contagiati non è poi così difficile”.
Ora la preoccupazione va ai due figli, che frequentano entrambi una scuola media in Ticino. “Se non chiudono le scuole sarò una di quelle mamme che terrà i figli a casa a costo di prendere la multa e non sono l’unica a pensarla così” prosegue Rossella. “Da oggi entreranno nel nostro paese 70'000 frontalieri e pensiamo che la situazioni non peggiori? In questo frangente non esistono svizzeri, italiano, frontalieri o residenti, ma un virus che colpisce e non in maniera leggera".
Secondo Rossella le misure del Governo non sono abbastanza coraggiose di fronte all’emergenza. “Il Governo sta esponendo la popolazione ad un rischio di elevato contagio: invece di pensare all’economia dovrebbe pensare alla salute del cittadino. Come mamma non mi sento tutelata. E se il Cantone non mi viene incontro, corro ai ripari. Con mio marito stiamo valutando seriamente di lasciare i figli a casa, così come ha già fatto un'altra mamma che conosciamo. È un’ipotesi da non sottovalutare".
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