
L’Associazione per la difesa del servizio pubblico (ASP) attacca il piano del Consiglio di Stato per l’attuazione dell’iniziativa sui premi di cassa malati. Il messaggio è netto: «no alle calende greche», perché «le cittadine e i cittadini meritano risposte e soluzioni adesso».
Premi sempre più alti
Il peso dei premi in Ticino resta il più elevato della Svizzera. Nel 2025 la media supera i 500 franchi al mese, con un aumento del 7,1%. Secondo l’ASP, oltre il 60% della popolazione destina più del 10% del reddito disponibile alla cassa malati, rendendo la spesa sempre più difficile da sostenere. Il 28 settembre 2025 i ticinesi hanno approvato — insieme a quella della Lega — l’iniziativa del Partito socialista che mira a limitare questo peso al 10% del reddito familiare. Per l’associazione si tratta di «un messaggio chiaro» che ora deve tradursi in misure concrete.
Tempi sotto accusa
Il Governo propone però un’applicazione graduale: prima fase dal 2027, con un costo di 61,4 milioni di franchi (51 a carico del Cantone e 10,4 dei Comuni), e attuazione completa entro il 2029. Una tempistica giudicata inaccettabile, perché equivale a una «dilazione dell’applicazione della volontà popolare».
Tagli contestati
L’ASP esprime «viva preoccupazione» per le misure di finanziamento, che includono tagli al servizio pubblico. Tra questi la riduzione di 1,5 milioni nel settore della disabilità, definita «stupefacente», con il rischio di «una minore capacità di presa a carico» e «un ulteriore peggioramento delle condizioni di lavoro».
Formazione, trasporti, sanità
Critiche anche ai quasi 7 milioni in meno per USI e SUPSI, giudicati «un disinvestimento miope», oltre ai 5 milioni tagliati al trasporto pubblico e ai risparmi nel settore dei rifugiati, che potrebbero comportare «un’ulteriore diminuzione dei volumi occupazionali». Per l’ASP, «un’applicazione restrittiva e graduale» rischia inoltre di accentuare le disuguaglianze: chi ha risorse continuerà ad accedere alle cure, mentre le fasce più fragili potrebbero rinunciare o rinviare visite ed esami, un fenomeno già in atto. «La sanità non può essere trattata unicamente come un capitolo di spesa», ma resta «un pilastro della coesione sociale e del benessere collettivo».
Intervenire sulle entrate
L’associazione chiede quindi di agire «in maniera più decisa sul fronte delle entrate, con un approccio più coraggioso» permetterebbe di alleggerire i premi senza indebolire il sistema, rafforzandolo in vista di una domanda di cure destinata a crescere con l’invecchiamento della popolazione.

