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Ticino
“Prematuro anticipare gli allentamenti”
Immagine © CdT/ Chiara Zocchetti
Immagine © CdT/ Chiara Zocchetti
Marco Jäggli
5 anni fa
Anche il medico cantonale si felicita per la differenza tra i contagi attuali e quelli dello scorso anno, tuttavia rileva una certa tendenza all’aumento e rimane cauto per il Natale: “Preferisco tenere il freno a mano tirato adesso ed essere più contento in primavera”

Il confronto con lo scorso ottobre è impari: sono 25 i contagi annunciati oggi dall’ufficio del medico cantonale, con una tendenza stabile nell’ultimo mese e una tendenza al ribasso negli ospedali (o ricoveri) e nelle terapie intensive (due). Un anno fa invece si annunciavano ben 308 nuovi contagi in Ticino, con più di 100 persone in ospedale. Una differenza impressionante, dovuta ovviamente anche alla vaccinazione. “Mi ricordo bene quand’è cambiato l’andamento”, ha commentato Giorgio Merlani ai microfoni di Ticinonews, “l’anno scorso ha veramente iniziato a salire a metà ottobre con il primo picco a inizio novembre. Quest’anno questo picco non c’è, o almeno non così accenutato, ma nel resto della Svizzera si vede che i casi stanno aumentando anche se i ricoveri restano stabili, anche perché c’è sempre questo ritardo tra casi positivi e le ospedalizzazioni. È sicuro che le vaccinazioni mostrano il loro effetto specie se confrontiamo le misure in vigore l’anno scorse con quelle attuali”. Tuttavia, complessivamente, per il medico cantonale non è ancora il momento del “liberi tutti”.

In Svizzera la situazione cambia da cantone a cantone, anche a seconda della copertura vaccinale. Dobbiamo quindi temere il turismo nazionale?
“Si e no. Se una comunità è vaccinata bene anche se arriva il virus dall’esterno questo non riesce a diffondersi. Non mi lascerei però prendere da un eccessivo entusiasmo: è vero che il Ticino è vaccinato meglio rispetto alla maggior parte dei cantoni svizzeri, ma non è sicuramente il primo della classe a livello mondiale e neanche europeo. Ci sono diversi paesi più avanti di noi, noi speriamo di raggiungere il 70% mentre ci sono nazioni abbondantemente all’80%, quasi 90%”.

Ci può dire oggi quali sono i luoghi dove ci si contagia di più?
“Il luogo privilegiato, tra virgolette, è la famiglia. Vediamo che quasi la metà dei casi sono all’interno della cerchia famigliare. Questo emerge soprattutto negli accertamenti fatti, sulla base di piccoli focolai, all’interno dei contatti stretti”.

Manuele Bertoli suggerisce di allentare le misure nelle scuole medie, in particolare togliendo la mascherina agli studenti. Cosa ne pensa?
“Io penso che, come durante tutta la crisi, abbiamo sempre valutato l’andamento epidemiologico e le possibilità, cercando di allentare se la situazione migliora e restringere se la situazione peggiora. Ora come ora è prematuro anticipare più di tanto, seguiamo l’epidemiologia non dimenticandosi mai che siamo all’inizio della stagione fredda, quindi bisogna essere prudenti”.

Bisogna tener anche conto che la maggior parte delle persone colpite sono tra i giovani, lo conferma?
“Assolutamente sì. I dati sono identici a livello federale sotto questo profilo. Sappiamo che le fasce più colpite sono tra i giovani perché la variante Delta è più contagiosa anche tra di loro e questa fascia d’età non ha la stessa copertura vaccinale del resto della popolazione. Quelle tra 0 e 10 anni e tra 10 e 19 sono le fasce d’età più colpite”.

I pediatri ci confermano di essere presi d’assalto, ma non solo per il Covid... sono tornati anche gli altri virus?
“Sì, purtroppo gli altri virus non ci hanno abbandonato ma continuano ad essere presenti. È chiaro che finché abbiamo usato delle misure come le mascherine anche gli altri virus non riescono a diffondersi. L’abbiamo visto tutti: l’anno scorso l’influenza non è circolata ma neanche il banale raffreddore. Soprattutto l’Rvs è tornato tra i casi pediatrici, dando di nuovo qualche grattacapo ai pediatri”.

Ma l’influenza è più aggressiva o è una sensazione?
“Se intendete più aggressiva rispetto gli anni passati no, non c’è evidenza che abbia fatto più danni. Anzi nell’emisfero sud nell’ultima stagione fredda hanno avuto molto poca circolazione del virus influenzale. Io penso e spero che sarà così anche da noi ma è chiaro che il vaccino contro il coronavirus non copre dal virus influenzale che potrebbe comunque tornare. È dunque importante anche qui, per le persone vulnerabili, di ricordarsi di fare anche la vaccinazione antiinfluenzale”.

Cosa dobbiamo aspettarci per il Natale, che inizia ad avvicinarsi? Avremo un po’ più di serenità vista la copertura vaccinale?
“Il medico è pagato per fare il pessimista. Se vediamo un mal di schiena o un mal di testa non dobbiamo pensare che sia una malattia banale ma valutare che malattie possano esserci dietro. Idem a livello epidemiologico: se vedo che i casi di questo lunedì erano il doppio rispetto a quello scorso e che stiamo entrando nella stagione fredda... preferisco andare con il freno a meno tirato ed essere attento. Poi dopo si fa sempre a tempo a rilassarsi e mollare. Anche per le vaccinazioni: siamo i primi in Svizzera ma potremmo essere coperti meglio, sarei sicuramente più tranquillo con una percentuale maggiore. Quindi continuiamo ad applicare le precauzioni, preferisco essere prudente adesso e poi ad aprile-maggio sarò molto più contento”.

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