
Negli ultimi anni a Pregassona si è guadagnato il poco lusinghiero appellativo di "ecomostro": quella che doveva essere una palazzina di sette piani, da quasi 4 anni è un cantiere abbandonato. Uno scheletro di cemento attorno al quale sono disseminati i resti dei lavori interrotti bruscamente e che ieri è finito al centro di un'interrogazione del consigliere comunale leghista Andrea Sanvido, il quale ha denunciato la situazione di degrado attorno all'edificio. "Lo stabile e gli spazi sono diventati una discarica a cielo aperto, il tutto nel bel mezzo di un quartiere abitato da tantissime famiglie con bambini" scrive Sanvido. “Cos’è stato fatto e cosa si farà per ridare decoro a questo fondo?” chiede il leghista. Domande che TeleTicino ha girato al titolare del dicastero edilizia privata Angelo Jelmini.
"Fortunatamente non sono tanti i cantieri bloccati in città" sottolinea il municipale. "Quello di Pregassona crea disagio non solo visivo, ma anche disagio alle autorità perché abbiamo dei limiti di intervento. In questo caso c'è un proprietario privato che aveva promosso e ricevuto una licenza edilizia per edificare lo stabile e una società che è fallità in corso d'opera. Ora la città deve gestire questo cadavere edilizio fino a quando la banca, rispettivamente il proprietario, sono in grado di riprendere l'attività e portare a termine l'opera".
Un cadavere da ricondurre al crac della Adria Costruzioni e allo scandalo scoppiato nell’autunno del 2015 attorno ai titolari dell’impresa di costruzioni Filippo e Adriano Cambria, nonché all’ex direttore della Banca Wir di Paradiso, accusati di una lunga lista di reati finanziari per un buco di circa 30 milioni di franchi. In questi anni l’inchiesta del Ministero Pubblico si è estesa ad altri due operatori immobiliari, ma ancora non si conosce la data del processo ai cinque accusati. E fino ad una sentenza lo scheletro della palazzina di Pregassona resta sotto sequestro.
La città, spiega ancora Jelmini, ha dei margini "teorici": "Si può revocare la licenza edilizia e dare ordine di demolire, ma è una strada difficilmente praticabile. L'altra possibilità è che qualcuno riprenda in mano questo cadavere edilizio e lo porti a termine". È una questione di tempi, precisa il municipale: "Non abbiamo solo un fallimento di una ditta, ma anche una procedura penale. Come città dobbiamo purtroppo limitarci alla messa in sicurezza e alla pulizia della zona. Spese che il Municipio deve anticipare e che potrà in seguito ribaltare ai proprietari".
Solo di commesse pubbliche a ditte esterne – si legge nella lista 2017 – la città ha speso poco meno di 75mila franchi.
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