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Giubiasco
Prefabbricati per asilanti al Seghezzone, l’UDC incalza il Governo: «Rispettate le procedure?»
Red. Online
6 ore fa
Il deputato Andrea Giudici (UDC) chiede lumi al Consiglio di Stato sulla procedura edilizia e i costi dei prefabbricati a Giubiasco: «Il Cantone ha rispettato le regole e ci saranno davvero risparmi?»

Il gruppo UDC in Gran Consiglio chiede chiarimenti al Consiglio di Stato sul progetto dei prefabbricati per richiedenti l’asilo previsti sul sedime del Seghezzone a Giubiasco. Con un’interpellanza firmata dal deputato Andrea Giudici, i democentristi sollevano dubbi sia sul rispetto delle procedure edilizie sia sui presunti risparmi dell’operazione.

“Contenere i costi, ma nel rispetto delle regole”

Nel testo l’UDC premette di sostenere un approccio volto al contenimento della spesa nel settore dell’asilo, ritenuto nell’interesse dei contribuenti ticinesi. Tuttavia, secondo il gruppo, le informazioni finora emerse non permetterebbero di capire se l’operazione «comporti effettivamente un beneficio economico per il Cantone, né se siano state rispettate tutte le procedure previste dalla legge». I dubbi nascono anche da quanto riportato dalla stampa: secondo La Regione, il Municipio di Bellinzona avrebbe emanato un ordine di sospensione dei lavori e impartito un termine per presentare regolare domanda di costruzione da parte del Dipartimento sanità e socialità.

I nodi: domanda edilizia e base legale

Stando alle ricostruzioni del giornale sopracenerino, sul sedime sarebbero già iniziati scavi per la posa di strutture prefabbricate destinate ai migranti per una durata prevista di tre anni. L’avvio dei lavori si baserebbe inoltre su un decreto governativo. Per l’UDC, se fosse confermato che i lavori sono partiti senza una formale domanda edilizia, occorrerebbe chiarire su quale base legale si sia mosso il Governo. Il Cantone, si legge, «dovrebbe essere il primo a dare l’esempio nel rispetto delle procedure edilizie e delle norme che disciplinano questi ambiti». Il gruppo sottolinea inoltre come la natura «provvisoria» dell’installazione – prevista comunque per tre anni – non configuri un intervento di breve periodo. Proprio per questo richiederebbe un »percorso trasparente, conforme alle regole e condiviso« con autorità locali e popolazione.

Le domande al Governo

1. Corrisponde al vero che i lavori sul sedime del Seghezzone sono stati avviati senza l’inoltro di una formale domanda di costruzione? In caso affermativo, su quale base legale si è fondato il Consiglio di Stato?

2. Alla luce della sospensione dei lavori da parte dell’autorità comunale, intende il Consiglio di Stato presentare una domanda di costruzione conformemente a quanto previsto dalla legge edilizia?

3. Può il Consiglio di Stato quantificare nel dettaglio i costi complessivi dell’operazione (noleggio, posa, urbanizzazione, gestione, eventuale smantellamento) e dimostrare quale sarebbe il risparmio rispetto alle soluzioni attualmente in uso?

4. Per quali motivi le autorità locali e la popolazione non sono state coinvolte preventivamente nel progetto, considerato l’impatto territoriale e sociale dell’intervento?

5. Può il Consiglio di Stato indicare in modo chiaro e documentato quale risparmio concreto prevede nella gestione dei richiedenti l’asilo grazie a queste strutture, tenuto conto dell’investimento complessivo previsto e della durata triennale dell’operazione?