
Tre candelotti di tritolo con innesti inseriti, tre mitragliatori, una pistola automatica e trecento munizioni. È questo l'arsenale che la Squadra Mobile della Questura di Biella ha scoperto nell'abitazione di una donna a Porlezza, più precisamente all'interno del perno centrale di un tavolo. Tutto materiale appartenente ad alcuni componenti della famiglia Raso, da tempo al centro dell'attenzione delle forze dell'ordine italiane e dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino, di cui gran parte sono nel frattempo finiti in manette con l'accusa di aver gestito la locale della cosca Santhià. La signora, estranea ai fatti e rimasta sotto shock, anni orsono aveva affittato l'appartamento ad alcuni componenti della famiglia.
L'arsenale in Riva al Ceresio è stato rinvenuto grazie delle dichiarazioni di un pentito, già appartenente alla cosca 'ndranghetista operante tra Santhià e Cavaglià, sgominata, come detto, in buona parte tra il 2016 e il 2017. Si tratta di armi da guerra utilizzate dall'esercito croato "perfettamente funzionanti e pronte all'uso", ha confermato la Polizia Scientifica di Torino.
Il sequestro è avvenuto lo scorso mese di dicembre, ma è stato svelato solo ieri dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino. “La cosca Raso aveva la necessità di nascondere armi ed esplosivo lontano dal Piemonte, per cui hanno scelto Porlezza” ha spiegato la Dr.ssa Marika Viscovo, capo della squadra mobile di Biella, riferisce La Regione.
"La presenza degli inneschi", ha commentato il commissario, " poteva rappresentare un grave pericolo di esplosione".
"Per gli elementi di cui disponiamo non ci sono agganci con la Svizzera. Ma non lo posso escludere" ha aggiunto Viscovo, rimandando alla conclusione dell'inchiesta, che dovrà accertare l'eventuale coinvolgimento di altre persone nel traffico di armi e nella commissione di estorsioni ai danni di imprenditori locali.
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