
Un mese fa l’azione simbolica: la sepoltura del pozzo Polenta. Un funerale quanto mai affrettato visto che oggi l’inchiesta prosegue a pieno regime. Come ogni storia infinita che si rispetti, anche quella sull’inquinamento da idrocarburi al pozzo di captazione di Morbio Inferiore ci regala in zona Cesarini il suo colpo di scena: domani 21 luglio, a sette anni dai fatti, la vicenda – contrariamente a quanto riferito da diversi media - non cadrà in prescrizione.
La conferma ci giunge dalla Magistratura che motiva: “anche l’accertamento della prescrizione è oggetto di contesa tra le parti”. In altre parole: per stabilire la data della prescrizione occorre individuare la data dell’inquinamento. Considerato che per una delle parti coinvolte l’inquinamento è ancora in corso, il reato non può essere decorso e quindi la vicenda non può dirsi prescritta. Quanto basta insomma per rimettere la palla al centro, alimentando nel contempo le speranze di chi da 7 anni attende che la Magistratura faccia luce sul caso che dal 2008 obbliga il comune di Morbio Inferiore a rifornirsi d’acqua a Chiasso. Una vertenza aperta che ogni anno per il comune genera costi supplementari di 300 mila franchi. Senza considerare che difficilmente il pozzo potrà tornare in funzione.
Per la giustizia ticinese era anche una questione d’immagine. Nelle ultime settimane – in vista della prescrizione – non erano mancate critiche severe sull’operato della magistratura. L’esecutivo di Morbio Inferiore parlò di “grave onta per la Giustizia del nostro Cantone”. Come detto la procuratrice pubblica titolare dell’inchiesta Francesca Lanz non intende lasciare cadere il caso, anche se l’esecutivo su questo punto non transige: in ambito civile le richieste di risarcimento non verranno mai ritirate.
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Francesco Pellegrinelli
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