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Povertà: "Il welfare va ripensato"
Povertà: "Il welfare va ripensato"
Povertà: "Il welfare va ripensato"
Redazione
7 anni fa
I dati di Caritas parlano di 670mila persone in condizioni precarie. Sandrinelli: "Sono preoccupanti e da prendere sul serio"

Caritas avverte: in Svizzera ci sono sempre più poveri. Nel 2017 si contavano 675'000 mila persone in condizioni precarie, di cui 100mila bambini. Il 10% in più dell’anno precedente.

Cifre che potrebbero stupire. Non le pensiamo possibili camminando per strada. Ma tra la folla che incrociamo ogni giorno quasi certamente c’è chi fatica a pagare il premio di cassa malati, o a svolgere un impiego a tempo pieno, o addirittura a non trovarlo del tutto. Finendo così nella statistica di Caritas.

"Lo studio di Caritas si riferisce alle persone che beneficiano dell’aiuto sociale che in Ticino chiamiamo assistenza" spiega Roberto Sandrinelli, capostaff della Divisione dell'azione sociale, ai microfoni di TeleTicino. "I dati sono sicuramente da prendere sul serio e destano preoccupazione, soprattutto per il fatto che il nostro sistema di sicurezza sociale è stato costruito nella metà del secolo scorso rispondendo a dei bisogni connessi al mondo del lavoro. Il mondo del lavoro evolve, la complessità aumenta, le misure sono ancora molto valide, specie in Ticino, ma talvolta queste misure non sono sufficienti e bisogna rivolgersi all’assistenza pubblica".

Ma chi sono queste persone? C’è qualcosa che le accomuna? "Sono persone che generalmente hanno uno scarso livello di formazione, persone sole, qualche volta in coppia, relativamente poche famiglie perché ad esempio in Ticino disponiamo di una legge valida sugli assegni di complemento famigliare" prosegue Sandrinelli. 

In effetti in Ticino le persone in assistenza sono all’incirca 8mila. Questo proprio perché, rispetto ad altri Cantoni, il nostro risulta più generoso per quanto riguarda i sussidi di cassa malati o gli assegni a sostegno delle famiglie. Un merito, certo. Ma anche un dato di fatto: pure tra coloro che non chiedono l’assistenza c’è chi non se la passa proprio bene. Di qui la riflessione: "A medio termine" ritiene Sandrinelli, "sul piano nazionale ma anche cantonale occorrerebbe ripensare il sistema welfare del nostro Cantone, ma soprattutto della nostra Confederazione".

E in questo senso, chiediamo noi, il salario minimo votato la settimana scorsa dal Gran Consiglio potrebbe permettere di vivere senza aiuti sociali? "L’accordo che la politica ha raggiunto penso valga la pena di sperimentarlo" risponde Sandrinelli. "Staremo a vedere con un adeguato monitoraggio quali saranno gli effetti e se del caso i correttivi che si renderanno necessari".

Tutti i dettagli nel servizio di TeleTicino

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