
Sono ancora tutti da chiarire i contorni dell'inchiesta penale aperta nei confronti di quattro dirigenti della Pramac, tra cui il consigliere comunale di Lugano Davide Enderlin jr., per bancarotta fraudolenta e altri reati finanziari.
Enderlin, cui non è ancora stato notificato nulla, respinge fermamente le accuse, sostenendo che sarebbe stato impossibile commettere illeciti con movimentazioni di denaro, visto che i controlli "sembravano quelli della Nasa".
Il suo partito, il PLR, per ora attende di conoscere gli sviluppi dell'inchiesta. Come riferito dalla Regione, ieri sera la direttiva del partito ne ha discusso, ma all'uscita della riunione la presidente distrettuale Giovanna Viscardi non ha voluto esprimersi pubblicamente, preferendo attendere le conclusioni delle indagini.
A parlare un po' di più, sui quotidiani ticinesi di oggi, è il direttore della Divisione dell'economia del DFE, Stefano Rizzi. Il quale ha spiegato che la sua divisione era stata interpellata a suo tempo dagli inquirenti, cui è stata data massima collaborazione e fornita tutta la documentazione necessaria sulla Pramac.
Ora, ovviamente, Rizzi non intende commentare l'inchiesta, pur assicurando di seguirla attentamente. Ha però precisato che, nel caso dovessero emergere delle fattispecie ai sensi della Legge sull'innovazione economica, il Cantone potrebbe chiedere la restituzione dei sussidi elargiti alla ditta di Riazzino.
Il Cantone, ricordiamo, aveva stanziato 5 milioni di franchi per sostenere l'insediamento dell'innovativa azienda. Solo 1,8 di questi, però, era stato effettivamente elargito.
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

