
«È un atteggiamento da parte di Ffs da baliaggio. Sono rimasti ai baliaggi e il Ticino è unicamente un territorio di conquista, dove portare via quello che si può portare via e togliere posti di lavoro». Non usa mezzi termini Matteo Pronzini, membro di comitato di Giù le mani dall'officina. L'associazione, nata nel 2010 sulla scia dello sciopero alle officine di Bellinzona, era entrata in una fase di stasi nel 2019. Oggi ha deciso di rilanciarsi, alla luce dell'attualità del settore ferroviario ticinese. Ticinonews ha partecipato alla conferenza stampa nella capitale.
Le criticità
«Oggi in Ticino il grosso della manodopera di FFS si occupa della linea. Settore finanziario, marketing, informatica, sono concentrati nell'Altopiano. Questo non va bene. Il Ticino fa parte della Svizzera», spiega Pronzini. Il tema è d'attualità: domani le Ferrovie Federali si pronunceranno in merito ad eventuali misure che toccheranno il deposito macchinisti di Chiasso, e c'è chi si aspetta l'annuncio di nuovi tagli: «venti posti di lavoro qualificati che Ffs Cargo vuole scaricare sulla collettività del Canton Ticino», secondo Pronzini. Delle informazioni ufficiali da parte di FFS dovrebbero arrivare domani, in occasione della conferenza stampa in programma. Il tema sarà poi affrontato in assemblea a Chiasso, alla sera. Ma le discussioni non si svolgono solo a ridosso del confine. Giù le mani dall'officina critica anche il progetto di Castione, «755 milioni, tre quarti di miliardo, una somma faraonica per avere 350 posti di lavoro - cioè circa 150 in meno di quelli che attualmente ci sono in quella stessa configurazione. È uno spreco, oltre a non essere qualcosa che dà una prospettiva di sviluppo futura», spiega Giuseppe Sergi, membro di comitato di Giù le mani dall'officina.
La progettualità
Secondo Giù le mani dall'officina serve un altro tipo di progettualità: «fin dall'inizio l'associazione ha collegato la difesa dei posti di lavoro ad un progetto per dare continuità all'attività industriale». Più nello specifico, «c'è l'idea di un polo tecnologico industriale nel settore dei servizi e dei trasporti in particolare. Tutto questo è di grande attualità, perché di fronte ad una politica delle Ffs che smantella posti di lavoro, il Ticino, le sue autorità politiche, la sua popolazione, dovrebbero rilanciare questa idea», spiega Sergi. Giù le mani dall'officina ha deciso di intervenire su questi temi, fornendo uno strumento di discussione e di associazione agli operai del settore. Lo sguardo è anche al passato: «stiamo ragionando per il ventennio dallo sciopero. Nel 2028 avremo occasione di elaborare quello che è stato. Ma vogliamo anche riuscire a creare una rete internazionale, con un forum o un convegno al quale stiamo lavorando, per vedere quello che è stato fatto fuori dai nostri confini. E per vedere come e dove i lavoratori, auto-organizzandosi, sono riusciti a proporre un sindacalismo democratico, partecipativo e pluralista», spiega il presidente di Giù le mani dall'officina Elia Agostinetti.

