
Il nuovo Porto del Gambarogno non va decisamente giù ai velisti della zona. È quanto emerge dalla lettera aperta Circolo Velico Gambarogno sul riordino degli attracchi boa a seguito della costruzione del Porto del Gambarogno. Di seguito la missiva inoltrata al ministro del Territorio Claudio Zali.
"Egregio Direttore, ci sia consentito interpellarla con questa lettera aperta per significarle il malcontento e la preoccupazione di molti utenti di lungo corso della sponda sinistra del lago Verbano - ma non solo - che vedono minacciata la loro attività ricreativa e sportiva sul Lago Maggiore in seguito ad un discutibile provvedimento dell’Ufficio cantonale del Demanio che, in buona sostanza, li obbligherebbe a trasferire la loro imbarcazione, dall’attuale attracco alla boa, all’erigendo nuovo “Porto del Gambarogno” di San Nazzaro. Decuplicando in pratica i costi annuali di gestione del natante. Per molti, soprattutto fra i soci del “Circolo Velico Gambarogno”, si tratterebbe di una spesa irragionevole e insostenibile, che li costringerebbe a rinunciare a una pluriennale attività che, per più di uno, ha una valenza che travalica gli ambiti puramente sportivi. E scoraggerebbe i neofiti (soprattutto giovani) intenzionati ad avvicinarsi alla pratica del nostro sport di elezione.
Ci rivolgiamo direttamente a lei dopo due richieste di chiarimento inoltrate ai responsabili dell’Ufficio cantonale del Demanio, rimaste finora lettera morta. Queste richieste erano state estese anche al coordinatore del progetto “Porto del Gambarogno” che per primo aveva voluto incontrare, lo scorso agosto, il comitato del Circolo Velico Gambarogno al fine di metterlo al corrente della nuova misura introdotta dal Demanio, ovvero: i posti barca a disposizione nei campi boa che verranno mantenuti, dopo la costruzione del nuovo porto, saranno assegnati sulla base del parametro della larghezza massima di metri 2.30 (in ordine inverso). Una novità di cui non si coglie il senso e che appare arbitraria, ingiustificata, pretestuosa, discriminatoria e vessatoria nei confronti di chi vuole continuare a praticare la sua pluriennale attività ricreativa e sportiva preferita a costi ragionevoli e praticabili.
Questo provvedimento, quello messo in atto dall’Ufficio del Demanio viene vissuto come
• arbitrario, poiché, per quanto è dato sapere sinora, si tratta di una disposizione che riguarda unicamente i detentori di boe nel Gambarogno, fermo restando il principio che la legge è uguale per tutti;
• ingiustificato, perché non risulta a nessuno che sin qui l’”Ufficio del Demanio” abbia in qualche modo suffragato la sua decisione con argomentazioni afferenti la tutela ambientale, o l’interesse pubblico, o la pubblica utilità o altro. Ci risulta per contro che era stato più volte affermato e pianificato che dopo la costruzione dei porti nei bacini svizzeri dei laghi ticinesi le boe sarebbero dovute sparire tutte. Ma se così fosse (infatti non lo è) che ne sarebbe della nautica da diporto (per non dire di quella legata alle richieste del turismo), e soprattutto di quella praticata da utenti non dotati di risorse milionarie?
• Pretestuoso: non è un mistero per nessuno che l’intento di questo provvedimento coercitivo è quello di far entrare tutti (con un occhio di riguardo ai detentori di boe nel Gambarogno) nella nuova struttura (l’investimento iniziale votato dal Consiglio comunale gambarognese è di 14 milioni di franchi) che il Comune del Gambarogno sbandiera come una fonte di reddito, più che un’opera di pubblica utilità che risponda ad un bisogno oggettivo ed impellente dei possessori di imbarcazioni. Ma i prezzi sono irrealisticamente esosi e, per molti “armatori”, insostenibili. Il provvedimento è poi certamente
• discriminatorio: com’è noto, le imbarcazioni a vela, per ragioni (idrodinamiche e strutturali) legate alla loro progettazione e costruzione hanno un baglio massimo per loro natura tendente alla larghezza, anche se sono di dimensioni (stazza) ridotte. Un provvedimento, quello del Demanio cantonale, che penalizza dunque soprattutto i possessori di natanti a vela, rispetto ai detentori di altri tipi di imbarcazioni. Una misura che viene recepita anche come
• vessatoria; poiché impedisce a chi è da molti anni detentore di una boa e vuole continuare a praticare la sua attività ricreativa e sportiva a costi ragionevoli e sostenibili, di continuare a farlo senza andare incontro, per un atto coercitivo dello Stato a spese esagerate. A nome e per conto dei soci del “Circolo Velico Gambarogno”, le chiediamo perciò, egregio Direttore, che i posti barca nei campi boa superstiti dopo la costruzione del nuovo porto di San Nazzaro vengano riassegnati agli attuali beneficiari di un’autorizzazione, alle stesse condizioni sin qui vigenti e tuttora valide per tutti i detentori di boe sui bacini svizzeri del “Verbano” e del “Ceresio”. Con la massima stima.
Per il “Circolo Velico Gambarogno”, Rolf Valsesia, presidente, Mauro Colombini, segretario"
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