
È una storia senza fine, quella che dovrebbe portare alla realizzazione del nuovo porto comunale di Gambarogno a San Nazzaro.
Una storia iniziata una ventina d'anni fa che nel 2013 sembrava indirizzarsi verso il lieto fine, grazie all'approvazione da parte del Consiglio comunale di un credito di 14,4 milioni di franchi per la realizzazione di quello che dovrebbe diventare il secondo più grande porto sul bacino svizzero del Lago Maggiore.
Ma nella fase di concorso sono sorti ulteriori problemi e così nel febbraio scorso il Municipio aveva annullato il bando, per ripubblicarne uno nuovo.
Il concorso si è concluso a inizio aprile e il Municipio ha già proceduto all'apertura delle offerte, la più conveniente delle quali è risultata essere quella presentata da una ditta italiana.
Un'offerta che però la SSIC Ticino reputa quantomeno sospetta.
"Come volevasi dimostrare…" è il titolo del comunicato con il quale oggi la SSIC commenta l'intricata vicenda.
"La SSIC Sezione Ticino aveva espresso a chiare lettere al Committente (il Municipio del Comune di Gambarogno) il proprio disappunto dopo l'annullamento dell'appalto per le opere frangiflutti galleggianti del nuovo porto comunale" si legge nel comunicato. "In sostanza, lo scorso mese di settembre era avvenuta l'apertura delle offerte. Tre furono le offerte pervenute (1 ditta ticinese, 1 consorzio formato da due imprese ticinesi e uno formato da due ditte italiane). In fase di apertura è stato svelato il preventivo del committente (poco meno di 4 milioni di franchi) con una chiara premessa: "Preventivo del committente inteso quale importo massimo per i lavori oggetto del presente appalto". Visto che tutte le offerte erano superiori al preventivo del committente, il concorso è stato annullato (5 milioni l'offerta più bassa, 6.8 milioni la seconda e 7.7 milioni la terza offerta, quella del consorzio italiano). E fino a questo punto nulla da obiettare in quanto se un ente pubblico dispone di un determinato tetto massimo di spesa, ciò va rispettato. Semmai le perflessità nascono in merito all'attendibilità del preventivo del committente.E qui qualche dubbio iniziava a spuntare."
"Il committente ha deciso di rivedere, seppure in modo marginale il progetto, e di indire un nuovo concorso pubblico (con la differenza che ora le imprese sapevano il limite massimo di spesa del committente)" prosegue la SSIC Ticino.
"Lo scorso 12 aprile, ha avuto luogo la nuova apertura delle offerte, con il preventivo del committente ridotto, a seguito delle modifiche di progetto di circa 350'000.- franchi, a 3.6 milioni di franchi" si legge ancora nel comunicato. "Quattro le offerte pervenute. Alle tre del primo concorso si è aggiunto un consorzio ticinese. Per quanto riguarda gli offerenti ticinesi, il prezzo complessivo è stato ridotto proporzionalmente alle modifiche di progetto (qualche centinaia di migliaia di franchi), mentre l'offerente italiano è passato dai 7.7 milioni di franchi della prima offerta a 3.99 milioni di franchi! Ci chiediamo a questo punto come sia possibile che di fronte ad una riduzione dell'importo di preventivo del committente pari a 346'541.- franchi, un offerente abbia potuto ridurre la propria offerta di ben 3'669'559.- franchi (guarda caso offrendo un prezzo praticamente uguale al primo preventivo reso pubblico dal committente)."
"Ora bisognerà vedere se l'appalto sarà annullato di nuovo visto che il minor prezzo è ancora superiore al preventivo aggiornato del committente. Un progetto mal gestito sin dall'inizio, che finora ha solo causato costi alle ditte che hanno elaborato le offerte!" conclude la SSIC. "Vi è solo da sperare che il lavoro che verrà eseguito sul nostro territorio rispetti almeno le disposizioni vigenti in Ticino (contratti collettivi di lavoro, leggi e ordinanze sul lavoro, direttive nell'ambito della sicurezza, ecc.). In caso contrario saremmo confrontati con un evidente caso di concorrenza sleale che danneggia l'economia cantonale."
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