
Appena entrato in Gran Consiglio, Nicholas Marioli prova a riportare l'attenzione sul dialetto a livello cantonale dopo i numerosi atti già presentati a Lugano. Lo fa attraverso un'iniziativa parlamentare elaborata, nella quale si chiede di modificare la Legge della Scuola per introdurre l'insegnamento facoltativo del dialetto.
"In base alle pubblicazioni Ustat del 2017, in Ticino circa il 30% della popolazione si esprime e comprende correttamente la lingua locale" si legge nel testo dell'iniziativa, sottoscritto anche dai deputati Daniele Casalini (Lega), Giancarlo Seitz (Lega), Paolo Pamini (La Destra), Tiziano Galeazzi (La Destra), Franco Denti (Verdi), Raffaele De Rosa (PPD), Andrea Giudici (PLR). "A fare da capofila è la Valle di Blenio nella quale ben il 69% della popolazione parla e comprende il dialetto, a seguire la Vallemaggia (58%), Leventina (54%), Riviera (43%), Bellinzonese (38%), Mendrisiotto (31%), Locarnese (28%) ed infine il Luganese con solo il 23%. Or dunque il dialetto si può tranquillamente affermare che sia ancora ben introdotto nella realtà ticinese, nonostante la globalizzazione degli ultimi decenni".
Il tema della salvaguardia del dialetto, sottolineano gli iniziativisti, è stato oggetto negli ultimi anni di alcuni atti parlamentari, come l'interrogazione di Nenad Stojanovic per la realizzazione di corsi facoltativi di dialette nelle scuole, di una petizione per far rientrare nei palinsesti della RSI le commedie dialettali e della mozione, promossa dallo stesso Marioli a Lugano, volta a favorire i corsi facoltativi di dialetto nei doposcuola.
La sudetta iniziativa parlamentare si pone come obiettivo principale la sensibilizzazione a livello politico e mediatico del tema. "È necessario", si legge, "che anche i giovani per lo meno passivamente comprendano le variate lingue locali, anche per poter instaurare dei buoni rapporti con tutte le componenti locali del nostro Cantone: dall'ambiente bancario all'ambiente contadino, dai giovani ai “noss vècc”. Oltre che ad una integrazione “sociale” è auspicabile anche per quanto riguarda la tematica dell’integrazione degli stranieri, i quali avrebbero a disposizione uno strumento efficace per agevolare la propria integrazione nel contesto e nel tessuto ticinese".
Per dare il "giusto e doveroso spazio" a un elemento "spiccatamente di casa nostra", Marioli e co-firmatari propongono dunque l'insegnamento del dialetto, a titolo facoltativo, in tutte le scuole elementari e medie. La frequenza degli allievi sarà accertata all’inizio di ogni anno dall’autorità scolastica mediante esplicita richiesta alle autorità parentali, rispettivamente agli allievi se essi hanno superato i diciotto anni d’età. Per quanto riguarda la designazione degli insegnanti e la definizione dei piani di studio, verranno preavvisati dal Centro di Dialettologia e di Etnografia.
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