
Presentata oggi a Giubiasco la nuova struttura di accoglienza per richiedenti l'asilo realizzata sul sedime del Seghezzone. Il punto informativo era destinato alla popolazione. I locali, oggi, erano ancora vuoti, ma tra due settimane diverse famiglie di richiedenti l'asilo animeranno il centro d'accoglienza. Il mandato di gestione è della Croce Rossa.
«Questa struttura è importantissima. La pressione migratoria dura da tanto tempo ed è quindi importante poter sempre avere gli strumenti per poter accogliere queste persone al meglio e prepararle alla vita fuori da un centro d'accoglienza», spiega Debora Banchini-Fersini, direttrice di Croce Rossa Svizzera Ticino sezione Sottoceneri.
In questa struttura alloggeranno solo persone già attribuite dalla Confederazione al nostro Cantone. La priorità sarà data a chi ha già dei bambini scolarizzati a Giubiasco. Le prime famiglie sono attese tra due settimane dal 17 di agosto, quando per loro prenderà avvio una prima fase di accompagnamento sociale.
«Il nostro Cantone approccia la questione dei richiedenti l'asilo in due fasi», spiega Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS). «In una prima fase le persone vengono accolte per un periodo di circa 12-18 mesi in centri di medie dimensioni. Qui vengono loro insegnate le regole di convivenza civile, le condizioni quadro, la lingua e tutti quei presupposti per poter poi, in una seconda fase di integrazione, diventare più autonome e poter procedere con l'inserimento, oltre che di tipo sociale, anche nel mercato del lavoro e nell'integrazione all'interno della nostra società».
La struttura può ospitare 88 persone, è provvisoria e permetterà al Cantone di risparmiare. «Complessivamente, sull'intero quadriennio i risparmi possono arrivare fino a 3 milioni di franchi perché avendo una struttura di medie dimensioni è possibile andare a chiudere delle strutture, delle pensioni più piccole che costano molto di più», spiega il direttore del DSS.
Alle porte aperte erano presenti diversi rappresentanti del Cantone, dei comuni e della società civile. Athos Ambrosini, presidente dell'associazione di quartiere di Giubiasco, non ha nascosto come la soluzione del Seghezzone sia stata sì compresa dal comitato, ma non condivisa. «Sarebbe stato sbagliato da parte nostra fare muro a priori. Abbiamo quindi accettato prima di tutto questa nuova struttura e abbiamo richiesto dall'altra parte che venga man mano svuotata quella presso la stazione, perché non vogliamo trovarci con Giubiasco e Bellinzona come centri migranti del Cantone.
Qualche perplessità dunque rimane ed è proprio per questo che la popolazione ha avuto la possibilità di visitare il centro, un primo tassello per costruire, passo dopo passo, un vero rapporto di fiducia.

