
Entra nel vivo la campagna per il Polo sportivo e degli Eventi. Dopo la conferenza stampa del Sì, avvenuta settimana scorsa, oggi si è tenuta a Lugano la conferenza stampa dell’Mps, che capeggia il fronte del “No”. E a distanza di mesi dalla raccolta delle firme le motivazioni non sono cambiate: per l’Mps il Pse è prima di tutto un’operazione di speculazione immobiliare e solo in secondo luogo comprende la realizzazione di un nuovo stadio e del palazzetto dello sport.
“Non siamo nemici dello sport”
I promotori del referendum, che porterà i luganesi alle urne il 28 novembre, non accettano quindi di essere definiti “nemici dello sport” perché, a loro parere, i punti più problematici restano le due torri e le palazzine: “I due terzi di tutto questo progetto sono esclusivamente contenuti speculativo-immobiliari, che non riguardano in nessuna maniera lo sport”, argomenta Matteo Poretti. Contestati sono anche i costi della parte sportiva, che verrà ripagata dalla Città negli anni tramite leasing. Una scelta che il movimento teme verrà compensata negli anni con tagli al sociale, come sottolineato da Barbara Di Marco, già candidata al Municipio: “Probabilmente e a fatica ci sarebbe la possibilità di implementare il sostegno alle persone e di affrontare con i mezzi della comunità la crisi sociale in atto”. Accanto al partenariato pubblico-privato, oggetto della votazione, ci sono però problematiche di più ampio respiro, come l’impatto del cantiere e della nuova viabilità del quartiere: “Si vedranno più di 400 viaggi settimanali di trasporti di materiali di scavo prima in uscita a poi in entrata, per dirne una”, spiega Simona Arigoni-Zurcher, “c’è poi la strada a quattro corsie, che come dice il progetto in sé farà aumentare il traffico del 5-10%”.
La partita non è ancora finita
Per questi motivi il Movimento per il socialismo invita a votare “No” per il Pse, e in risposta all’argomentazione che non esista un “piano B”, Poretti risponde così: “La risposta più onesta l’ha data Joe Mansueto, il nuovo proprietario del Lugano, che ha detto che anche in caso non avvenisse ci si siederebbe a un tavolo e si studierebbe una soluzione. Quindi è lo stesso Mansueto ad aver pensato a un ‘Piano B’”. Sulla carta tutta via il “No” sembra avere lo sfavore dei pronostici, ma la partita non è ancora finita, come sottolinea Pino Sergi, coordinatore dell’Mps: “Settimana prossima si presenterà un comitato nato da un appello e firmato da molte persone della cosiddetta società civile. Tutti costoro diranno ‘No’, come abbiamo detto noi, al Pse. Quindi notiamo un allargamento del consenso che va al di là dell’Mps”.
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