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Ticino
Polo sportivo ed eventi, l’ora della verità
Foto CdT/Gabriele Putzu
Foto CdT/Gabriele Putzu
Andrea Ramani
5 anni fa
Questa sera il Consiglio comunale di Lugano dovrà approvare la costruzione del nuovo stadio in accordo con i privati, intanto il referendum è già stato annunciato

Il fischio d’inizio è previsto alle 19:00 al Palazzo dei congressi: l’arena politica in cui si giocherà il futuro sportivo e urbanistico di Cornaredo. Restando nella metafora calcistica, la seduta di Consiglio comunale rappresenta una finale di Champions League o ci si può spingere a paragonarla alla finale di Copa Libertadores del 2018 fra River Plate e Boca Juniors, rinviata e giocata in un clima di tensione. Di rado un tema politico è riuscito ad accendere gli animi in questo modo e la concomitanza con la campagna elettorale ha reso ancora più drammatico l’avvicinamento al voto. In pochi vogliono essere bollati come contrari al progetto dello stadio per timore di ritorsioni sulle schede elettorali e non sono mancate una raffica di prese di posizione a sostegno dello sport luganese (considerato nella sua accezione regionale). Società e club che sono soggetti implicati nel messaggio sul Polo Sportivo e degli Eventi, ma non i soli.

La diretta delle discussioni su Youtube:

Oltre lo stadio c’è di più
Questa sera i consiglieri comunali dovranno decidere il destino dell’accordo di partenariato pubblico-privato che legherà la città al gruppo di investitori del gruppo HRS Real Estate, società che fa capo a Credit Suisse e che negli ultimi anni si è specializzata nella realizzazione di numerosi stadi in Svizzera, nonché di investimenti immobiliari nei quartieri in cui sono sorti gli impianti. Oltre all’accordo, in aula verrà discusso un credito di 37 milioni per la costruzione del Centro Sportivo al Maglio, un ulteriore tassello senza il quale crollerebbe tutto il castello ma per cui non si sono sollevate particolari opposizioni.

L’accordo di partenariato descrive la relazione fra investitori e città. HRS realizzerà lo stadio e il palazzetto a sue spese, le due opere verranno riscattate dalla città entro 27 anni (il tetto massimo previsto è di 165 milioni). La contropartita per la realizzazione dell’opera è la concessione di un diritto di superficie di 90 anni per i restanti lotti del PSE. I contenuti previsti negli spazi non prettamente sportivi sono due torri di 45 metri, un blocco servizi e quattro nuove palazzine. Nella Torre Est la città trasferirebbe l’amministrazione comunale, diventando inquilina dell’investitore privato. La polizia comunale, oggi insediata in via Beltramina, verrebbe spostata nel blocco servizi.

Il voto di questa sera, dunque, non riguarda solo la costruzione di un nuovo stadio e di un palazzetto dello sport. Nella seduta si deciderà di dare il via ad un periodo di cantieri che durerà 82 mesi. Verrà definita la nuova destinazione dell’amministrazione comunale, rendendo il quartiere di Cornaredo un nuovo polo nella città. Si sposteranno le attuali geometrie sociali e verrà stabilito il nuovo indirizzo finanziario della città. Il Municipio di Lugano ha stimato un’aumento del fabbisogno annuo di 10,1 milioni, che nel Preventivo 2025 si tradurrà con un aumento del moltiplicatore del 2-3%.

Le posizioni
Nessun partito ha messo in discussione la necessità di nuovi impianti sportivi, ma nel corso delle settimane, legittimamente, sono state sollevate delle preoccupazioni e delle criticità su un progetto di questa portata. Dopo discussioni anche accese con le proprie basi, i partiti arriveranno compatti al voto, con la sola eccezione dei Verdi che la scorsa settimana hanno annunciato che non sosterranno il Messaggio così come presentato. Ad essere problematiche, non solo per gli ecologisti, sono le tappe non sportive del progetto: le due torri (Tappa 2) e le palazzine (Tappa 3). Tasto dolente che aveva spinto il PLR a presentare una mozione per separare le tre fasi del progetto in altrettanti messaggi e accordi con gli investitori privati. Nel frattempo, con un solo voto di scarto, i liberali-radicali hanno deciso di sostenere l’attuale accordo, ma in sede di commissione è stato redatto un rapporto di minoranza (unico firmatario il commissario Ferruccio Unternährer) in cui si propone di limitare per il momento l’accordo alla sola realizzazione degli impianti sportivi. Nel caso in cui l’investitore non accettasse, sarebbe la città a finanziare la costruzione dell’Arena sportiva e del Palazzetto dello sport.

Il resto della commissione della gestione, compatta e sostenuta dalla commissione edilizia, sostiene il Messaggio integrando sette impegni che la città dovrà prendersi nei prossimi anni. I sette punti sono stati proposti dal PS e dal PC, abbracciano temi legati alla sostenibilità finanziaria, sociale, viaria e ambientale dell’opera. Viene proposto, tra i vari punti, che la città valuti l’acquisto delle strutture sportive al termine della loro realizzazione e non entro 27 anni.

Il referendum

Salvo sorprese clamorose, il messaggio di partenariato pubblico-privato e la richiesta di un credito di 37 milioni per il Centro sportivo al Maglio, saranno facilmente approvati dal Consiglio comunale. Il legislativo, mai come prima, avrà gli occhi della città puntati addosso ed è certo che il dibattito andrà per le lunghe, perché bene o male tutti i politici che si ripresenteranno per un posto in Consiglio comunale o per il Municipio avranno l’interesse a mostrarsi ai numerosi tifosi e agli sportivi luganesi che rappresentano un importante bacino elettorale. Tifosi che nelle scorse settimane sono stati protagonisti di falli al limite nei confronti degli scettici o dei contrari al progetto: l’ultima in ordine di tempo è stata la lista degli “amici” e dei “nemici” dello sport luganese; qualche settimana fa, invece, erano state espresse parole al limite della minaccia contro i membri del Movimento per il socialismo. Una situazione, quest’ultima, che aveva spinto anche l’FC Lugano a chiedere di ritornare a toni più civili. Il dibattito, seppur acceso, in effetti è tornato su binari più consoni, ma sul voto di questa sera si avverte tutta la gravità del momento. E non finirà qui, perché non appena verrà data luce verde all’accordo il Movimento per il socialismo lancerà il suo referendum e - verosimilmente - l’ultima parola sul PSE spetterà al popolo.

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