
Verifiche, appostamenti, pattugliamenti. Agenti della comunale e della cantonale impiegati in una caccia alla residenza su mandato non del Ministero pubblico, ma del Cantone. Il grande occhio o meglio il grande fratello delle autorità non fa sconti a nessuno. No, non stiamo parlando di datagate o di spionaggio industriale bensì del controllo dei domicili di alcuni politici comunali ticinesi.
Come nel caso che vi raccontiamo oggi, quello di una consigliera comunale di Bissone in forza al movimento Nuova Bissone, che nelle scorse settimane si è vista stralciare dal catalogo elettorale del comune dopo diversi controlli di Polizia che hanno dimostrato che non risiede a Bissone.
Tutto era partito da un ricorso al Consiglio di Stato di due esponenti del gruppo socialista. Da qui scattano le verifiche da parte del servizio ricorsi del Consiglio di Stato, con l'ausilio delle forze dell'ordine. Controlli e appostamenti effettuati dalla polizia comunale di Lugano che provano l'effettiva presenza della consigliera comunale in un appartamento di Lugano. E poi ci sono gli altri controlli, quelli da parte della Polizia Cantonale che a Bissone non rileva la sua presenza, né quella dei veicoli a lei intestati.
Da qui si arriva al 22 ottobre scorso quando sulla scorta delle verifiche, il Governo accoglie il ricorso dei socialisti, dichiarando che il nominativo della consigliera comunale dev'essere stralciato dal catalogo elettorale, fissando il suo domicilio a Lugano. E qui scatta la polemica, perché qualcuno si chiede se i controlli effettuati siano proporzionati all'irregolarità commessa.
Le critiche arrivano dal sindaco di Bissone Sergio De-Toni, che reputa questa pratica un pedinamento bello e buono, che viola la libertà individuale. Dello stesso avviso l'avvocato del Municipio di Bissone, Tuto Rossi che in suo recente scritto sostiene che la procedura è al di fuori di ogni autorizzazione di legge formale, aggiungendo che solo un magistrato può far pedinare i cittadini dalla Polizia.
Ma da Palazzo delle Orsoline ci fanno sapere che in determinati casi, come per il controllo delle residenze, è previsto l'utilizzo delle forze dell'ordine. Insomma politici, occhio al domicilio!
Christian Fini
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