Regioni a rischio: “Non siamo tranquilli”
Norman Gobbi commenta la nuova strategia della Confederazione sulla quarantena per chi arriva da Paesi confinanti
di Teleticino
Regioni a rischio: “Non siamo tranquilli”
Foto CdT/Gabriele Putzu

Il Consiglio federale ha cambiato metodo. Dei Paesi confinanti potranno essere messe segnalate come a rischio singole regioni senza dover mettere nella lista nera l’intera nazione. Questo ha permesso ieri di imporre a chi viene da tutta la Francia i 10 giorni di isolamento, salvo per chi arriva dalle tre regioni che si appoggiano alla Confederazione. Una soluzione che non convince fino in fondo il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Il fatto che le zone di confine vengano escluse dalla quarantena non ci pone in situazione di tranquillità, proprio perché lo sappiamo che anche i lavoratori frontalieri non tutti risiedono costantemente nelle zone di confine”, ha dichiarato ieri sera a Teleticino.

“Ci sono anche frontalieri che fanno ritorno al proprio domicilio che è fuori dalle zone di confine. Non abitano regolarmente in Piemonte o Lombardia, ma magari ritornano regolarmente in altre regioni dell’Italia o d’Europa”, ha continato Gobbi. “Questo evidentemente poi diventa più difficile per noi, anche come autorità di polizia e di sanità, verificare queste situazioni. Si è dato un contentino ai rapporti bilaterali tra Svizzera e paesi confinanti, ma dall’altra parte non si risolve un problema che potrebbe presentarsi qualora ci fossero dei focolai in altre zone, ma poi queste persone si spostano in zone vicine ai nostri confini e quindi svicolano alla quarantena”.

Avreste agito in maniera diversa?

“Personalmente ho segnalato questa problematica alla fase di consultazione fatta dalla Conferenza dei direttori di giustizia e polizia, ma evidentemente era una voce minoritaria rispetto alle altre”.

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