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Ticino
"Politica nello sport? Questa ghettizzazione mi fa paura”
"Politica nello sport? Questa ghettizzazione mi fa paura”
"Politica nello sport? Questa ghettizzazione mi fa paura”
Redazione
8 anni fa
Le reazioni dei politici (e tifosi) all'eliminazione della Nazionale e alle parole di Lorenzo Quadri

"La Svezia fa giocare i 'suoi' e vince, noi quelli da 'altre culture' (quelli che esultano con l’aquila, quelli che portano la bandiera kosovara sulle scarpe, quelli che non sanno l’inno, quelli che… quanto si sentono svizzeri? Quanto si sentono legati alla maglia che indossano?) e perdiamo". Il post del consigliere nazionale leghista Lorenzo Quadri, scritto poco dopo il triplice fischio dell’arbitro Skomina che ha decretato l’eliminazione della Svizzera dai Mondiali, non è passato inosservato riattizzando le polemiche divampate in occasione del ’gesto dell’Aquila’ di Xhaka e Shaqiri. Questa volta, però, si è andati oltre e il discorso si è spostato sul piano di un “Prima i nostri” a livello sportivo. L’uscita del consigliere nazionale leghista è stata criticata in primis dal caporedattore della redazione sportiva del Corriere del Ticino Flavio Viglezio, che ha parlato di “analisi superficiale di un risultato sportivo”. Inutile dire che il dibattito via social si è subito infiammato.

Ticinonews ha raccolto il parere di alcuni politici-tifosi che hanno seguito la Nazionale sugli schermi e sui maxischermi. Il deputato UDC Tiziano Galeazzi non è entrato nel merito della polemica e ha posto l’accento sulla mancanza di un vero bomber. “La Nazionale che abbiamo è questa, con i suoi pregi e i suoi difetti, e dobbiamo lavorare con quello che abbiamo. Spero solo di non incontrare ancora la Serbia ai prossimi Europei in modo da non vedere più simboli politici in campo. E soprattutto che insegnino l’inno ai nostri calciatori…”.

Il municipale PLR di Lugano Roberto Badaracco ha smorzato i toni della polemica ponendo l’accento sullo spirito nazionale: “Se uno ha il passaporto svizzero ed è bravo è giusto che giuochi in nazionale, qualunque sia la sua origine. Siamo un paese con diverse etnie che si sono ben integrate. Lo sport deve rimanere ‘puro’ e la politica deve restarne fuori - ha spiegato - Il punto centrale è semmai il senso di appartenenza alla Nazionale e mi sembra che tante volte i giocatori sentano meno lo spirito nazionale rispetto a quelli di altre nazioni. Ieri sera, ad esempio, inglesi e colombiani hanno cantato a squarciagola il loro inno nazionale ed è stata una forte emozione per tutti. Questo è un segnale di appartenenza importante e i nostri, qualche volta, non sembrano darlo. Ieri, dopo l’1-0 svedese, non c’è stata una reazione corale. Contro la Serbia sembrava esserci stata anche una sorta di rivalsa interiore”, ha concluso Badaracco.

“Portare la politica nello sport? Questa ghettizzazione mi fa paura”. Dal canto suo il deputato PS Henrik Bang, naturalizzato svizzero a 17 anni figlio di un ex calciatore professionista danese, non ne vuol, sentir parlare di ‘svizzeritudine’. “Siamo una piccola nazione che ha raggiunto un buon risultato in questo Mondiale, sfortunatamente ieri si è perso ma tirare in ballo polemiche legate alla ‘svizzeritudine’ lascia un po’ il tempo che trova. Dobbiamo fare i complimenti a questa Nazionale svizzera, allenata da questo allenatore svizzero e con questo capitano svizzero. Come si fa a catalogare la ‘svizzeritudine’, a definire chi è svizzero e chi no in base a criteri soggettivi?? È come dire che un urano, svizzero dal 1291, lo sia di più di un ticinese…” Bang, inoltre, ritiene infondate la critiche rivolta a Xhaka e Shaqiri, ovvero di essersi impegnati solo contro la Serbia: “È un po’ pretestuoso, entrambi sono professionisti e i loro ingaggi dipendono da ogni partita, incluse quelle di un Mondiale. Non dimentichiamo che ieri stavano disputando un ottavo di finale con la possibilità di scrivere la storia…”. “Ovviamente - conclude - Fare il tuttologo o il mister da divano è più facile e non ci si rende conto di quello che sta ‘dietro le quinte’ della Nazionale”.

“Se non tiri in porta non segni, la Svezia è stata brava a fare catenaccio e bisogna renderle merito. A me non è dispiaciuta la partita, la Svizzera gioca un calcio piacevole ma purtroppo non segna”. Il deputato leghista Enea Petrini ha preferito parlare di sport, lasciando da parte le polemiche: “Sono certo che tutti i giocatori in campo volessero vincere e nulla mi fa pensare che non si siano impegnati perché non attaccati alla maglia. Fossimo passati queste polemiche non ci sarebbero state. Dobbiamo anche considerare che con una Nazionale di soli Rossi e Bernasconi non andremmo molto lontano. Questa Nazionale rispecchia invece la nostra cultura”. Tornando all’analisi puramente sportiva, secondo Petrini “magari dovremmo considerare che questo è il nostro livello, abbassare un po’ le pretese ed essere contenti del risultato raggiunto”.

“Non sono un esperta di calcio però seguo e tifo la Nazionale svizzera in ogni sport – ha sottolineato la deputata leghista Amanda Rückert - Questa Nazionale è lo specchio della nostra società, che è composta da persone provenienti da altre nazioni e che sono state naturalizzate. È una Nazionale che ci ha fatto vivere questi Mondiali, ci ha fatto vivere grandi emozioni e ci ha portati agli ottavi di finale”.

“I giocatori non sono svizzeri a dipendenza del risultato - ha affermato il deputato PPD e arbitro di calcio Giorgio Fonio - Sono nostri giovani cresciuti nel nostro paese e hanno dimostrato grande attaccamento alla maglia. Lo dimostra l'azione travolgente di Behrami 4 anni fa con l'Ecuador. Politica e determinate polemiche farebbero meglio a restar fuori dallo sport, che è passione e emozione”.

nic

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