
In un’intervista rilasciata a Ticinonews.ch il consigliere nazionale Roger Köppel auspicava un rimpasto dipartimentale dopo l’elezione di Ignazio Cassis in Consiglio federale, con Guy Parmelin a dirigere il Dipartimento federale degli affari esteri e Cassis a capo del Dipartimento della difesa (vedi articolo suggerito). "Personalmente ritengo che lo scenario migliore per la Svizzera si quello con un UDC a capo di questo dipartimento. Ritengo che dovrà essere Guy Parmelin a prendere il posto di Didier Burkhalter in modo da evitare quasi certamente il contratto istituzionale con l'UE", aveva dichiarato Köppel.
Il rimpasto, tuttavia, non c’è stato e il consigliere federale ticinese guiderà il Dipartimento federale degli affari esteri a partire dal prossimo 1. novembre.
Durante l’audizione con l’UDC, Cassis aveva ribadito di essere "contrario al contratto istituzionale con l'UE e all'accettazione dei giudici stranieri” e lo stesso presidente dell'UDC Albert Rösti aveva spiegato come la dichiarazione del neo consigliere federale ticinese sulla necessità di schiacciare il bottone "reset" riguardo alla politica europea fosse stata "decisiva" per la sua elezione.
Una posizione, la sua, che dovrebbe far dormire sonni tranquilli ai democentristi, ma a spegnere gli entusiasmi ci ha pensato il professor Michael Ambühl, ex segretario di Stato e artefice degli Accordi bilaterali II tra Svizzera e Unione europea. In un’intervista al Blick il professor Ambühl ha infatti dichiarato che difficilmente Cassis “schiaccerà il tasto ‘reset’ della politica europea“, come auspicato venerdì dall’UDC.
“I desideri politici sono una cosa, la realtà è un'altra”, è stato in sintesi il pensiero dell’ex segretario di Stato. “Un reset della situazione attuale è privo di logica. Il capo del Dipartimento federale degli affari esteri non può decidere da solo la politica europea della Confederazione”.
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