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Ticino
Polemica al Pronto Soccorso: "Segnalate chi arriva senza documenti"
Polemica al Pronto Soccorso: "Segnalate chi arriva senza documenti"
Polemica al Pronto Soccorso: "Segnalate chi arriva senza documenti"
Redazione
8 anni fa
La circolare ha creato malumori tra il personale medico. Per Paolo Bernasconi "un'infrazione alla legge sulla sanità"

Una circolare inviata ai pronto soccorso degli ospedali del cantone a fine agosto sta causando malumori tra il personale medico. Si dice che quando persone prive di documenti, "presumibili richiedenti l’asilo, stranieri in transito o persone sospette", si presentano alla struttura sanitaria, anche se trasportate in ambulanza, devono essere sistematicamente segnalate per l’identificazione. E nella lettera segue un numero di cellulare da chiamare durante la giornata (delle guardie di confine), mentre dalle 22 alle 6 del mattino si telefona alla centrale della Polizia cantonale. Questo "per assicurare - è scritto - la corretta presa a carico". La lettera ai pronto soccorso è stata inviata dal Dipartimento della sanità e socialità, Ufficio del sostegno sociale e dell’inserimento, per recuperare le spese delle prestazioni sanitarie. E fa parte di una convenzione tra diversi enti pubblici.Come riporta il Caffè, nel documento non si dice esplicitamente che prima ancora di soccorrere un paziente questo va identificato. Ma non si chiarisce qual è l’esatta procedura. Resta il fatto che la direttiva per molti medici è in contrasto con i principi deontologici della professione. Non solo. Il timore, serpeggiato in questi mesi, è che davanti a una persona ferita o che sta male non si può perdere tempo per chiamare un agente per identificarla, ma bisogna intervenire rapidamente. Anche perché se al paziente dovesse succedere qualcosa la responsabilità ricadrebbe sul medico. "Non siamo poliziotti, noi siamo qui e abbiamo il dovere di curare la gente", si sono sfogati i medici in questi mesi. "Non mi piace questo stato di polizia. Prima la vita e la salute delle persone", osserva l’avvocato Paolo Bernasconi che fa notare come la direttiva sia "in contrasto con l’articolo 20 e l’articolo 68 della Legge sanitaria".

Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Caffè

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