
Roman Polanski resta in prigione. Il Tribunale penale federale (TPF) di Bellinzona ha infatti respinto il suo ricorso contro l'ordine d'arresto in vista dell'estradizione. I giudici hanno rifiutato la scarcerazione perché ritengono elevato il rischio di fuga del regista franco-polacco.Secondo la giurisprudenza svizzera, la carcerazione dell'imputato costituisce la regola durante tutta la procedura d'estradizione, ricorda il TPF nella sua decisione pubblicata oggi.Il pericolo di fuga è alto perché negli Stati Uniti - dove Polanski è ricercato per il presunto stupro di una 13enne nel 1977 - rischia fino a 50 anni di carcere. L'estradizione significherebbe per il cineasta una lunga separazione dalla moglie e dai due figli minorenni, rilevano i giudici del TPF. Inoltre non potrebbe più proseguire la sua attività di regista.Viste le dimensioni della Svizzera, varcare il confine sarebbe possibile entro poche ore, si legge ancora nella decisione, e quindi anche un obbligo di presentarsi quotidianamente in un posto di polizia sarebbe inutile. Polanski non è inoltre fortemente radicato nella Confederazione. Ritirargli i documenti d'identità non limiterebbe le possibilità di fuga, poiché come cittadino franco-polacco potrebbe procurarsene di nuovi in ogni momento.La cauzione proposta da Polanski sotto forma di un sequestro del suo chalet a Gstaad (BE) non soddisfa i requisiti di legge. In mancanza di una cauzione valida, non è possibile esaminare se una combinazione con altre misure, come gli arresti domiciliari o un braccialetto elettronico, potrebbe escludere il rischio di fuga.ATS
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