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Ticino
Pochi ticinesi vogliono lavorare a Berna?
Foto CdT/Reguzzi
Foto CdT/Reguzzi
Filippo Suessli
6 anni fa
Una mozione dei membri ticinesi della Commissione delle istituzioni politiche del Nazionale vuole che si risponda a questa domanda

Le minoranze linguistiche sono poco rappresentate nell’amministrazione federale. Se ne parla da tempo, si è cercato di cambiare le cose, ma la situazione non sembra smuoversi particolarmente. Spesso viene detto che le candidature degli italofoni sono poche. Ma sarà vero? Se lo sono chiesti anche i tre membri ticinesi della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio Nazionale, Greta Gysin, Piero Marchesi e Marco Romano. I tre hanno convinto i colleghi commissari a presentare una mozione, che costringa il Consiglio federale a monitorare le candidature per capire da che cantone e da che regione linguistica arrivano.

Ad annunciarlo su Facebook è Marco Romano che sottolinea come sia stato vincente il “gioco di squadra” tra i tre politici ticinesi, che rappresentano da destra a sinistra tutto il panorama politico nostrano.

Se il Nazionale approverà l’atto parlamentare, il Governo sarà chiamato a tenere una statistica per un tempo ragionevole, i deputati suggeriscono due anni, a quel punto si potranno tirare le somme e capire se davvero agli italofoni non piace trasferirsi a Berna, o nelle altre città della Svizzera tedesca o della Romandia dove vi sono posti vacanti (il problema, infatti, non sembra sussistere per gli impieghi della Confederazione con sede in Ticino), oppure se la lingua italiana è un malus quando si partecipa a un concorso pubblico nazionale.

Colloqui in lingua

Un secondo atto parlamentare, invece, è stato redatto per spingere i dipartimenti ad assumere rappresentanti delle regioni linguistiche minoritarie. In particolare a fare il colloquio dovrebbe essere sempre presente una persona che parli la lingua madre del candidato. Il testo chiede anche che si faciliti lo smart working, cosicché anche un ticinese possa essere spinto a candidarsi, senza l’obbligo di trasferirsi in pianta stabile nella capitale.

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