
In Svizzera la guerra delle lingue è aperta? La questione è stata dibattuta a Briga durante il secondo convegno Vallese-Grigioni-Ticino sul plurilinguismo. Presenti alla riunione diverse personalità delle Alte Scuole Pedagogiche dei tre Cantoni, nonché dell'Associazione per la promozione dell’insegnamento plurilingue in Svizzera (APEPS).
L’impossibilità di vivere oggi senza una lingua franca sovranazionale sembrerebbe un’evidenza nazionale. Ma non altrettanto riconosciuto sembrerebbe essere il fatto che, per tutti i cittadini elvetici, la cura del plurilinguismo in Svizzera sia un tratto identitario e distintivo della cultura elvetica, un „motivo conduttore“ che, oltre alla coesione nazionale, s’accompagna di un modo di essere, di un atteggiamento unico verso la propria identità linguistica e l’identità nazionale con tutto quel che ciò comporta sul piano della crescita individuale, del rispetto dei singoli, delle comunità linguistiche e della collettività.
I ricercatori e i formatori delle Alte Scuole Pedagogiche di Ticino, Grigioni e Vallese, si riuniscono da diversi anni con lo scopo di sostenere il plurilinguismo e le lingue nazionali svizzere, in particolar modo per far scoprire a tutti i vantaggi che porta la conoscenza di più lingue nei rapporti interni alla Svizzera e verso l’esterno. Gli esempi di India e Sudafrica dove milioni di abitanti crescono e sono confrontati con due, o addirittura cinque lingue contemporaneamente, vengono spesso ignorati. Oltre a ciò vi è l’esempio del Ticino, che grazie alla forte volontà politica, già negli anni ’30 ha voluto la presenza nelle scuole del francese come prima lingua straniera obbligatoria. Grazie a questa decisione, oggi i ticinesi, come anche i romanci, vengono considerati dei modelli di tri- o addirittura quadrilinguismo elvetico.
Durante il suo intervento, il Consigliere di Stato Oskar Freysinger ha ribadito il suo credo in rapporto alla priorità di tutte le lingue nazionali, anche se questa affermazione lo porta a scontrarsi con le idee alla parte svizzero tedesca del suo partito. Ha concluso il suo intervento con un inno agli “umanisti delle Alpi”. Patrice Clivaz, direttore dell'Alta Scuola Pedagocica del Canton Vallese, ha messo l’accento su un’espressione italiana “curare il suo giardino”, sottolineando l’importanza di prendersi cura del giardino della lingua, considerata anche lo specchio del cuore.
Alla riunione hanno preso parte anche Roy Oppenheim, ex-direttore della SRG-SSR, José Ribeaud, giornalista e autore di diversi libri sul tema, Christine Le Pape Racine, Presidente dell’Associazione per la promozione dell’insegnamento plurilingue in Svizzera, Michele Mainardi, direttore del Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI del Canton Ticino, René Salzmann, ispettore scolastico e responsabile del progetto Passepartout, Gian-Paolo Curcio, direttore dell’Alta Scuola Pedagogica del Canton Grigioni.
Il tema del plurilinguismo, della coesione nazionale e dell’insegnamento linguistico sarà nuovamente in primo piano in Ticino nella serata Barriere che uniscono, organizzata da Coscienza Svizzera in collaborazione con il Forum du bilinguisme della città di Bienne e il Dipartimento formazione e apprendimento della SUPSI. Parteciperanno al dibattito la Consigliera federale Eveline Widmer Schlumpf, il Consigliere di Stato Manuele Bertoli, il prof. Cattacin dell’Università di Ginevra, e i giornalisti Jankovsky, Lob e Schiesser. Dopo l’aperitivo, la serata continua al Teatro di Locarno alle 20:30, con lo spettacolo multilingue I bi nüt vo hie / Non sono di qui.
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