
Sala piena questa sera al Comitato cantonale del PLR riuntosi a S.Antonino. E ci mancherebbe. L’ala radicale ha incontrato quella liberale e le due si sono parlate. A prendere la parola il presidente Giovanni Merlini, che ha ribadito la volontà di lasciare a fine anno. “Nella pausa pasquale ho riflettuto ancora e sono giunto alla conclusione che la mia intenzione, per altro già manifestata all’ufficio presidenziale più di un anno fa, di favorire un ricambio alla guida del partito continua a mantenere tutta la sua giustificazione. Dieci anni di presidenza sono più che sufficienti e nessuno è insostituibile”.Ma il tema importante questa sera era l’incontro tra le due ali. E il presidente è stato chiaro: il Partito deve rimanere unito, le sue due “declinazioni principali, quella liberale e quella radicale (...) sono componenti indivisibili. Sono le due facce di una stessa medaglia”.Le due declinazioni principali, quella liberale quella radicale, che danno il nome ad un’unica grande realtà politica che ha segnato la storia del Ticino e vuole continuare a segnarla in futuro, sono componenti indivisibili. Sono le due facce di una stessa medaglia”. Merlini ha tentato di ricordare che il Partitone va visto nella sua unitarietà e non nelle sue sfaccettature. Come a dire: l'unione fa la forza.Poi Merlini è entrato nel vivo del discorso: “Non ha alcun senso costringere qualcuno a identificarsi completamente come interprete dell’uno uno o dell’altro orientamento. Ognuno deve sentirsi libero di esprimere pienamente sé stesso senza dover portare in giro etichette astratte. Il partito non deve trasformarsi in un condominio, in una proprietà per piani i cui singoli comproprietari si guardano in cagnesco, dialogando a fatica. Il nostro partito deve rimanere una grande casa comune, sotto il cui tetto ognuno si senta chez soi. L’istituzionalizzazione delle correnti sarebbe l’inizio della balcanizzazione del partito, l’avvio della sua fatale frammentazione. L’inizio della sua lenta ma sicura agonia. Non possiamo farci del male fino a questo punto. E del resto ci sarà pur un buon motivo se l’attuale articolo 12 dello Statuto vieta expressis verbis la costituzione di correnti o frazioni organizzate”.Merlini ha voluto togliersi pure un sassolino dalla scarpa. E la frecciatina è andata direttamente a Moreno Colombo, che durante le recenti elezioni di Mendrisio sembra abbia sostenuto più il PPD che non il suo stesso partito. "E’ negli organismi di partito - ha sottolineato il presidente - che deve svolgersi il confronto e non a mezzo stampa o attraverso interviste sollecitate a compiacenti giornalisti, con l’unico risultato di alimentare artificiosamente conflittualità non solo inutile, ma persino dannosa perché può anche condizionare l’esito di elezioni che si giocano sul filo di una manciata di schede, come appunto ha dimostrato il caso di Mendrisio".Molti i politici che questa sera al comitato hanno voluto parlare e che hanno preso la parola. Primo fra tutti Ebo Bobbià. “Sono d’accordo all’80% con quanto detto da Merlini - ha puntualizzato Bobbià, che fa parte della ‘Rosa dei venti’ -. Abbiamo intenzioni serie, vogliamo bene al Partito e non miriamo alle poltrone. Vogliamo portare un dibattito all’interno del partito perché anche nelle migliori famiglie una bella litigata ogni tanto può far bene”.Franco Celio invece, dell’ala radicale, ha osservato: “Non vogliamo muri, lo scopo è lavorare per il Partito”. In seguito ha preso la parola anche la deputata Maristella Polli, che citando Giorgio Grandini ha dichiarato ai presenti: “Anch’io ho la testa liberale e il cuore radicale”.Ma se il Partitone è diviso in due, questa sera c’è chi ha pensato di creare un’ulteriore suddivisione. “Mi auguro che si possano fare dieci passi indietro altrimenti - ha sentenziato Giorgio Galusero - chiederò l’istituzionalizzazione dell’area di centro”.
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