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Ticino
"PLR, PPD e Lega, succubi del padronato"
Redazione
12 anni fa
Anche l'MpS si lamenta per il rinvio in commissione dell'iniziativa "Basta con il dumping salariale in Ticino"

Dopo il Partito socialista, anche il Movimento per il Socialismo (MpS) esprime oggi tutto il suo malcontento per il rinvio, ieri in commissione, del dossier sull'iniziativa popolare "Basta con il dumping salariale in Ticino" depositata in cancelleria nell'autunno 2011.

Il PS ha parlato di "melina", messa in atto da PLR, PPD e Lega per evitare di affrontare il tema del dumping prima delle prossime elezioni.

Il presidente della Commissione della gestione, Fabio Bacchetta Cattori, ha però negato che esista una volontà politica di rinviare alle calende greche la trattanda, motivando il rinvio con la necessità di approfondire il contenuto di una lettera del Consiglio di Stato giunta in commissione ieri mattina, e precisando che il rinvio comporterà un rinvio solamente di poche settimane.

Tant'è, l'iniziativa continua a languere nei cassetti e anche l'MpS si spazientisce.

"La maggioranza parlamentare mostra apertamente di non voler combattere il dumping salariale" scrive in un comunicato il movimento di Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini.

"Lo scorso 28 ottobre, l’MpS (e per esso Giuseppe Sergi, primo firmatario dell'iniziativa popolare legislativa generica "Basta con il dumping salariale in Ticino" consegnata nell'autunno 2011 e la cui riuscita è stata decretata con pubblicazione sul FU del 22 dicembre 2011) si rivolgeva al presidente del Gran Consiglio, Gianrico Corti, denunciando il fatto che a quasi tre anni dalla riuscita dell’iniziativa, la stessa non fosse ancora stata posta in votazione" scrive l'MpS, "Peggio ancora, si denunciava: "sono passati praticamente tre anni ed un testo di iniziativa conforme alle richieste dell'iniziativa non è ancora stato sottoposto al Gran Consiglio"."

"Questo modo di procedere" denuncia l’MpS, "è in netto contrasto con tutte le disposizioni di legge."

"Le ragioni di questo palese rinvio sono evidenti" secondo Sergi e Pronzini: "non si vuole discutere, in particolare nell’ambito di una campagna di votazione pubblica, di un tema scottante come quello del dumping salariale e, soprattutto, di alcune proposte tese a tentare di contrastare il dumping."

"Da qui l’atteggiamento del Parlamento di procrastinare la discussione e l’eventuale votazione a dopo le elezioni cantonali, per evitare di offrire un’occasione di denuncia della politica di dumping salariale condotta dal padronato con il sostegno dei maggiori partiti politici" scrive l'MpS. "A quella denuncia il presidente del Gran Consiglio rispose ammettendo effettivamente il ritardo, ma dichiarandosi fiducioso e ritenendo "possibile che il rapporto giunga sui banchi del Parlamento entro la fine dell’anno". La decisione di martedì 2 dicembre della maggioranza della commissione della gestione di rinviare ancora una volta il tutto (e quindi di evitare che la discussione in Parlamento possa avvenire ancora quest’anno, di fatto compromettendo fortemente, se non totalmente, la possibilità di una votazione popolare all’inizio del prossimo anno) non fa che confermare la denuncia fatta nelle scorse settimane dall’MPS."

"E non sorprende che a fare blocco siano stati partiti apertamente filopadronali come il PLRT, il PPD e la Lega, desiderosi di garantire al padronato la possibilità di continuare a sfruttare i lavoratori il più liberamente possibile, abbassando i salari, peggiorando le condizioni di lavoro per tutti, senza che vi sia la possibilità di controlli che mettano in luce abusi e situazioni di irregolarità e sfruttamento. Per la Lega, come sempre, è il classico predicare, più o meno, bene e razzolare malissimo" conclude l'MpS, che denuncia "anche il ruolo assolutamente subalterno che, ancora una volta, il Parlamento mostra nei confronti degli interessi fondamentali del padronato, cercando di evitare il più a lungo possibile l’adozione di misure che possano, anche se in misura minima, rappresentare un freno alla politica in atto ormai da diversi anni."

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