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Ticino
PLR, e ora?
Redazione
12 anni fa
Cosa succederà dopo il ritiro di Mauro Antonini? Due chiavi di lettura differenti negli editoriali di oggi

È stato un fulmine a ciel sereno, l'annuncio fatto venerdì scorso dal comandante delle Guardie di confine Mauro Antonini, che si è ritirato dalla competizione elettorale per il Consiglio di Stato in cui si era lanciato in pompa magna nel giugno scorso.

"La politica non faceva per me" ha ammesso candidamente Antonini.

Un fulmine che sconquassa i piani del suo partito, il PLRT, primo in ordine di tempo ad aver lanciato la campagna elettorale in vista dell'appuntamento della primavera 2015.

Ora questo anticipo viene annullato, perché l'ex partitone si trova costretto a correre ai ripari per completare la sua lista. Come, tra l'altro, già avvenuto nel 2011 in seguito al ritiro di Raffaele Tognacca. In quell'occasione il risultato fu la perdita di un seggio: non la migliore delle premesse.

Secondo alcuni, il ritiro di Antonini può al contrario rivelarsi un'opportunità per i liberali-radicali, che potrebbero così far tornare in scena la ministra uscente Laura Sadis.

Gli editoriali di due quotidiani ticinesi di oggi, il Corriere del Ticino e La Regione, analizzano proprio questa eventualità. Con due chiavi di lettura differenti.

"La foratura nel volatone del PLR" titola il caporedattore cantonale del CdT, Gianni Righinetti, sottolineando l'effetto sorpresa dell'annuncio di Antonini di voler abbandonare la politica, in quanto a lui poco consona. "Quali elementi la scorsa primavera, quando con larghissimo anticipo il PLR aveva avviato la macchina elettorale, gli avessero fatto credere il contrario non è dato sapere" commenta Righinetti.

Secondo cui "di questa defezione le alte sfere del partito sembrano non preoccuparsi più di tanto, all'insegna del motto "gli uomini passano, il partito resta". Eppure il presidente Rocco Cattaneo e il suo vice Michele Morisoli (è quest'ultimo che ha condotto in solitaria la costruzione della lista per il Governo) farebbero bene a non sottovalutare eccessivamente questa errata scelta. Cattaneo ha detto che ora si apre un'altra porta, si presenta una nuova opportunità, ma la brutta figura rimane."

Righinetti ricorda il precedente del 2011, con il ritiro di Tognacca: "Fu una défaillance clamorosa, quasi un segno premonitore dell'insuccesso del 2011."

"La realtà, al di là del fatto che Antonini ha sofferto l'impatto con le logiche di partito e le sponsorizzazioni più o meno palesi ricevute da altri candidati" scrive Righinetti, "è che la sua funzione pubblica, ad un livello così alto, era una zavorra che gli impediva di agire in maniera libera e spontanea sulla scena elettorale mantenendo il comando di un delicato corpo quale è quello delle guardie di confine. All'interno c'era chi non comprendeva più se Antonini si esprimesse da comandante o da candidato. Come dire che il piede in due scarpe non lo può più tenere nessuno."

Ora il PLR deve decidere chi sarà il suo quinto candidato al Governo. "Diciamolo, Antonini (e lui lo sa) ben difficilmente poteva ambire al Governo, mentre ora si tratta di trovare qualcuno realmente in grado di battersi per diventare ministro" scrive Righinetti. "Al PLR occorre un profilo altamente competitivo, un uomo o una donna di peso, anche se riconoscere questo significa ammettere che in giugno le cose non erano state fatte bene. Il rinnovamento è una bella cosa e nei quattro quinti della compagine c'è una buona dose di questo ingrediente. La mancanza di un consigliere di Stato in carica tuttavia pesa e costituisce la principale incognita per il partito di Cattaneo."

Ma Righinetti si dice comunque scettico su un ritorno in pista di Laura Sadis. "Con la nuova dirigenza la ministra non ha mai avuto un rapporto idilliaco; spontaneamente si era fatta da parte. Sadis è orgogliosa e non si fa trasportare dalle emozioni. Due elementi che tenderebbero ad escludere una sua discesa in campo. Inoltre non va trascurato il fatto che il bilancio della politica finanziaria condotta in questo quadriennio non è certamente positivo, con i conti del Cantone pesantemente in rosso sebbene l'economia ticinese sia cresciuta in questi anni."

In ogni caso, conclude Righinetti, l'improvvisa uscita di scena di Antonini segna una battuta d'arresto nella lunga volata del PLR. "Partiti per primi, con largo anticipo e ad andatura scoppiettante, i liberali radicali devono ora recuperare rapidamente terreno, come un ciclista in fuga che fora e si vede raggiungere e superare dal plotone. Tanto più sarà veloce e autorevole il completamento della lista, tanto meno l'incidente di percorso condizionerà la volata. E viceversa. Una prova non da poco per il presidente Rocco Cattaneo."

"PLR, linee roventi" titola dal canto suo l'editorialista de La Regione, il direttore Matteo Caratti, riferendosi alle linee telefoniche dei dirigenti del partito durante il weekend appena trascorso.

"L'addio di Antonini ha riaperto danze, speculazioni, qualche preoccupazione per i quattro candidati in lista per il Consiglio di Stato e voglia matta di raddoppio" scrive Caratti.

"Da un lato sono tornati in campo coloro che, già prima dell'estate, auspicavano la continuazione dell'impegno di Laura Sadis nell'esecutivo e ora, vista la possibilità di rinforzare la lista, considerata l'alta posta in gioco, sperano in un suo ripensamento e in una sua ridiscesa in campo" scrive Caratti, sottolineando però come questa scelta non faccia l'unanimità. Se il consigliere nazionale Giovanni Merlini e la presidente della sezione luganese Giovanna Viscardi si sono detti entusiasti dell'eventualità, Michele Morisoli ha affermato di considerare la possibile candidatura di Sadis sullo stesso piano di eventuali altri da ricontattare. "In altre parole, il tiro alla fune è in corso" commenta il direttore de La Regione.

"È comunque chiaro che, per il PLR di Rocco Cattaneo, cercare di ripescare ora l'uscente non sarà facile" scrive ancora Caratti. "La nostra impressione è comunque che se lei volesse, convinta da un grande sostegno popolare, il posto in lista sarebbe suo e allora sì che la partita di aprile sarebbe mozzafiato."

"Già, perché l'operazione, volta a individuare un candidato all'altezza della sfida di aprile, non interessa solo gli alchimisti del PLR" conclude Caratti. "La scelta liberale, se forte, infatti, aumenta di colpo le chance del Ticino di disfarsi (finalmente) della maggioranza relativa leghista, che non sta certo contribuendo a risolvere i problemi del Cantone e tantomento a rilucidarne l'immagine. Anzi, il piano su cui ci muoviamo è sempre più inclinato."

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