
«Chiediamo un vero passo indietro da parte di Claudio Zali»: PLR e Centro hanno preso atto della decisione odierna del Governo ticinese di revocare al Consigliere di Stato Claudio Zali le competenze in materia di giustizia e polizia, dopo il polverone che si è sollevato nelle scorse ore. «Si tratta di una decisione doverosa, che rappresenta il minimo indispensabile alla luce della gravità della situazione venutasi a creare. Tuttavia, essa non è sufficiente a ristabilire la credibilità delle istituzioni e la fiducia dei cittadini», ribadiscono i due partiti in un comunicato congiunto diffuso in serata.
Le vicende che coinvolgono il Consigliere di Stato Zali «sono molteplici» e «riguardano aspetti di particolare rilevanza per l'esercizio della sua funzione», rilevano PLR e Centro. «In particolare, restano aperti gli accertamenti sul caso del giovane della Farera, oggetto di verifiche da parte della Magistratura e dell'alta vigilanza del Gran Consiglio, così come le questioni legate ai file audio, sui quali lo stesso Consigliere di Stato ha annunciato di voler fornire chiarimenti nei prossimi giorni».
In questo contesto, il due partiti ritengono che «non sussistano più i presupposti per l'esercizio sereno ed efficace della funzione di membro del Consiglio di Stato. Per tutelare l'onorabilità della carica, preservare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e dimostrare il necessario senso di responsabilità verso lo Stato, chiediamo pertanto che Claudio Zali venga immediatamente sospeso, in via cautelativa, dall’esercizio di tutte le funzioni di Consigliere di Stato».
Per gli esponenti di PLR e Centro, la sospensione deve riguardare la presidenza del Consiglio di Stato, la direzione del Dipartimento, l’esercizio delle competenze governative, la partecipazione alle decisioni collegiali e le funzioni di rappresentanza istituzionale. Una misura che «dovrà restare in vigore fino a quando la magistratura avrà appurato in modo completo i fatti e le eventuali responsabilità». Pur precisando che «non si tratta di anticipare un giudizio penale né di disconoscere la presunzione d’innocenza, si tratta di assumere una decisione cautelativa indispensabile per proteggere l’onorabilità, la credibilità e il corretto funzionamento delle istituzioni cantonali».
La responsabilità politica e istituzionale non coincide infatti con quella penale, si legge nel comunicato congiunto. «Chi esercita una funzione governativa deve poter garantire, anche durante lo svolgimento degli accertamenti, che il proprio ruolo non comprometta la fiducia dei cittadini, il lavoro dell’amministrazione e l’autorevolezza dello Stato. Qualora i fatti emersi dovessero essere confermati, non potrebbe esservi altra conseguenza politica e istituzionale che le dimissioni di Claudio Zali dal Consiglio di Stato».

