
Il Consiglio di Stato ha risposto negli scorsi giorni all’interrogazione presentata da Ivo Durisch (PS) e cofirmatari inerente i controlli sulle aziende della moda (vedi articoli suggeriti). L’atto parlamentare, ricordiamo, ha preso spunto dall’ormai celebre ‘pizzata notturna’ nella sede luganese della casa doi moda del noto stilista tedesco, che avevano spinto il sindacato Unia a ipotizzare tre violazioni: il lavoro notturno senza deroga, l’assenza di tempo di riposo e il netto superamento dell’orario settimanale massimo di lavoro.
"Riscontrati abusi nel settore della moda" - Il Governo ha confermato che l’Ufficio dell’ispettorato DEL lavoro (UIL) - che è l’organo d’esecuzione della legge federale sul lavoro (LL) - ha effettuato negli ultimi anni diversi controlli nel settore della moda e che le non conformità rilevate vanno dalla mancata registrazione degli orari di lavoro, al superamento della durata massima settimanale, come pure al mancato rispetto delle disposizioni sul riposo giornaliero e la tempestiva presentazione dei piani di lavoro.
“Il datore di lavoro – si legge nella risposta del Governo - deve permettere agli organi d’esecuzione e di vigilanza l’accesso a tutti i locali dell’azienda, compresi i refettori e i soggiorni, come pure mettere a disposizione gli elenchi e gli altri atti necessari all’esecuzione della LL”. In particolare, l’organo d’esecuzione può interrogare il datore di lavoro e, in assenza di terzi, i lavoratori occupati nell’azienda sull’esecuzione della legge, delle ordinanze e delle decisioni dell’autorità. Pertanto, dalla risposta governativa si evince che Philipp Plein non potesse rifiutarsi di far entrare gli ispettori. Tuttavia, “un datore di lavoro in Svizzera non può essere chiamato in causa se si constata che un suo dipendente ha trasgredito una norma di diritto del lavoro in territorio straniero: in tale eventualità si applica invece il diritto del lavoro del Paese in cui il dipendente in questione si trovava al momento dei fatti”.
Il partenariato sociale resta la via da seguire - Secondo il Governo “il partenariato sociale resta la via maestra da seguire per permettere il buon funzionamento del mercato del lavoro”. Il Consiglio di Stato auspica quindi che il dialogo tra le parti sociali possa avvenire nel maggior numero di settori, “così da favorire la conclusione di contratti collettivo di lavoro (CCL)”.
Per quanto riguarda invece le domande poste da Durisch e cofirmatari sui posti di lavoro a Lugano (“quanti di questi dipendenti lavorano effettivamente in Ticino?” e “quale è la percentuale di stagisti sul totale dei posti di lavoro?”), il Consiglio di Stato ha spiegato di non poter rispondere a tali quesiti in quanto “laddove un deputato chiede informazioni relative a un caso determinato, occorre pure tener conto delle esigenze di riservatezza a tutela di legittimi interessi privati e delle prescrizioni in materia di segreto d’ufficio disciplinate dalla legge sulla protezione dei dati personali”.
Le cifre - Dai dati dell'UST, nel 2015 risultavano attive nel ramo del design industriale e dei prodotti 248 persone mentre il salario mensile lordo standardizzato (mediana in CHF) indicato sotto la voce "altre attività professionali scientifiche e tecniche" (che comprende la suddetta categoria di lavoratori) oscilla tra i 5'156 franchi mensili del 2014 e i 5'006 franchi mensili del 2016.
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