
Dopo il lancio della petizione del Coordinamento delle donne di sinistra e la richiesta dei Verdi di far intervenire la città di Lugano, ora arriva anche un'interpellanza al Consiglio di Stato sulla pubblicità "scandalo" di Philipp Plein. A sottoscriverla 15 deputati - Gina La Mantia (PS), prima firmataria, Henrik Bang (PS), Carlo Lepori (PS), Raoul Ghisletta (PS), Tatiana Lurati Grassi (PS), Claudia Crivelli Barella (Verdi), Nadia Ghisolfi (PPD), Milena Garobbio (PS), Natalia Ferrara (PLR), Daniela Pugno Ghirlanda (PS), Massimiliano Ay (PC), Giorgio Fonio (PPD), Matteo Quadranti (PLR), Ivo Durisch (PS), Sabrina Gendotti (PPD) - che chiedono di intervenire presso la direzione del brand con sede a Lugano.
"Proprio in concomitanza con la Giornata Mondiale contro la violenza verso le donne del 25 novembre, il gruppo internazionale attivo nel settore della moda Philipp Plein, con sede a Lugano, purtroppo già conosciuto per il mancato rispetto delle leggi sul lavoro, ha lanciato una campagna pubblicitaria non solo volgare e misogina, ma che, oltretutto, banalizza il femminicidio e la violenza verso le donne" esordiscono i 15 deputati. "Non è dato a sapere se per ignoranza o per far parlare di sè; ma visti anche i precedenti dell'azienda in Ticino, non c'è grande spazio per attenuare il giudizio negativo rispetto a questa provocazione".
"Il Cantone Ticino" si continua a leggere, "ha attivato da qualche tempo strategie di prevenzione della violenza sia in ambito domestico che in ambito giovanile come pure di prevenzione della radicalizzazione ed estremismi violenti, che si inseriscono a loro volta in strategie di prevenzione internazionale (la prima) e in piani d’azione nazionali (la seconda e terza). Se da un lato, quindi, vi è un grande sforzo da parte delle istituzioni per prevenire la violenza, dall’altro questa campagna pubblicitaria agisce con disinvoltura da diversi punti di vista ed è in chiara controtendenza rispetto agli impegni profusi dall’ente pubblico".
Secondo i deputati, inoltre, le immagini proposte non rispettano le linee guida della Commissione svizzera per la lealtà, in particolare la regola 3.11 “Pubblicità sessista” che al punto 2 recita: “Est en particulier à considérer comme sexiste toute publicité dans laquelle: (punto 2.2) est représentée une forme de soumission ou d’asservissement ou est suggéré que des actions de violence ou de domination sont tolérables;”
I deputati chiedono quindi al Consiglio di Stato come valuta l’impatto della pubblicità nell’ottica preventiva suindicata e se non ritiene che vi siano "gli estremi per una denuncia per istigazione al femminicidio". Inoltre se non è sua intenzione intervenire direttamente o mediante lettera presso la direzione del Gruppo Philippe Brand per "stigmatizzarne i comportamenti e invitarlo evitare toni e campagne lesive della dignità delle donne".
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