
Quest’anno l’assemblea annuale di GastroTicino si tiene a Lugano, fra le mura del Principe Leopoldo. All’ordine del giorno non ci sono nomine o risoluzioni: infatti, GastroTicino ha voluto cogliere l’occasione dell’assemblea per ringraziare i propri iscritti, per gli sforzi e i sacrifici fatti in questi 20 mesi di pandemia. Certo gli spunti da affrontare non mancano: 6 giorni fa GastroSuisse ha chiesto al Consiglio federale di formulare una strategia di uscita dalle attuali misure di protezione, in particolare dall’obbligo di presentare il certificato covid all’interno dei ristoranti. Ticinonews è partita proprio da questo punto nella sua intervista a Casimir Platzer: “Fino ad adesso il Consiglio federale ha deciso l’estensione del certificato Covid un po’ così... Fino a una settimana prima diceva che forse non ce n’era bisogno mentre una settimana dopo, con gli stessi numeri negli ospedali, ha deciso di introdurlo”.
“Quali sono i criteri per togliere il certificato?”
Il Presidente di GastroSuisse a questo punto vorrebbe sapere “cosa ci vorrebbe per uscire da questa situazione. C’è un 30/40% della popolazione che non è stata vaccinata e che non può andare al ristorante, se non con un test che è molto più difficile”. Dunque “il criterio è la quota del vaccino? L’occupazione degli ospedali? Cosa ci vuole per togliere l’obbligo? Noi abbiamo bisogno di una prospettiva e di poter pianificare”. Inoltre, secondo Platzer il certificato non “avrà un grande influsso sulle cifre” e spera di arrivare presto alla situazione di paesi come la Gran Bretagna, l’Olanda e la Danimarca che hanno tolto del tutto l’obbligo del certificato: “Speriamo di andare nella giusta direzione e che possiamo fare la stessa cosa anche in Svizzera. Fino ad adesso abbiamo sempre preso la nostra via, facendo più o meno bene, e speriamo di poter continuare così anche stavolta”.
Insomma, seguire l’esempio di altri paesi. Paesi in cui, va detto, la percentuale di persone vaccinate è più alta che in Svizzera. E a tal proposito non si può non ricordare come lo stesso Platzer non sia ancora vaccinato. Un tema che abbiamo provato ad affrontare con il presidente di GastroSuisse che ha troncato subito il discorso dicendoci che non è in Ticino per parlare di sé ma del settore. Ma a questo punto quale sarà la posizione di GastroSuisse sul referendum contro la legge Covid del prossimo 28 novembre? “Noi non siamo contro il certificato: questo ha senso per i viaggi internazionali, per grandi eventi, club e discoteche. Tutti posti”, spiega, “in cui c’è un controllo d’entrata facile da effettuare”. Però “per andare a bere un caffé o una birretta dopo il lavoro ci sembra esagerato. È chiaro che il Consiglio federale vuole aumentare la pressione per far vaccinare”.
Contro il certificato nei ristoranti, dunque, non con la sua utilizzazione generale. Secondo Platzer bisognerà aspettare ancora qualche settimana prima di capire il reale impatto dell’estensione dell’obbligo sulla ristorazione. In queste due settimane però le spese fatte nei ristoranti con carte di credito sono scese del 20%. Il dato ci è stato fornito dallo stesso Platzer.
“Supporto economico e riscaldamento per gli spazi esterni”
In Ticino, complice anche il bel tempo, i ristoratori hanno vissuto tutto sommato bene queste due prime settimane di obbligo del certificato Covid, le incognite arriveranno con la stagione fredda, come testimoniato anche da Massimo Suter: “Con l’avanzare dei giorni e con il calo delle temperature ci si renderà conto che questa estensione dell’obbligo potrà creare grossi problemi. Il mondo politico riconosca questa difficoltà e si prevedano degli aiuti supplementari, mentre i Comuni potrebbero cercare delle soluzioni pragmatiche per gli spazi esterni, magari con la possibilità di poterli riscaldare, in maniera tale che il danno si possa contenere”.
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