
Sta facendo discutere, in Ticino, la questione del pizzo che gli eritrei che vivono nel nostro Paese sono costretti a versare al regime di Asmara, tramite il consolato di Ginevra.
A seguito del reportage de La Regione, si sono susseguite le reazioni. Il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi ha parlato di "conferma che lo Stato eritreo lucra sull'emigrazione", mentre il consigliere nazionale Giovanni Merlini di "grave violazione della sovranità nazionale".
Oggi il Giornale del Popolo pubblica un'interessante intervista a un eritreo sempre in prima linea in difesa dei più deboli, padre Mussie Zerai, che esercita come sacerdote nel canton Soletta e che, tra le altre cose, è pure candidato al Premio Nobel per la Pace.
Padre Zerai spiega che la tassa è stata ufficialmente istituita dal regime di Asmara nel 1995 per sostenere il paese dopo l'indipendenza e per sovvenzionare la guerra contro l'Etiopia.
Anche il sacerdote precisa poi che più che di tassa, è corretto parlare di pizzo. E che "si sospetta che il regime utilizzi questi soldi per armare movimenti terroristici, anche se io non sono in grado di confermare questi sospetti."
"Sono anni che io e altri eritrei in Svizzera denunciamo l'esistenza di questa tassa" afferma padre Zerai, secondo cui reagire è possibile. Come ha fatto ad esempio il Canada, "che nel 2013 ha espulso il console eritreo."
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