
Il Consiglio di Stato è contrario alla proposta di Alessandra Gianella e Fabio Käppeli di anticipare l'insegnamento del tedesco nelle scuole ticinesi.
I due deputati PLR - in una mozione presentata nel maggio scorso, sottoscritta pure da colleghi di PPD, Lega, UDC, Area Liberale e Verdi - sostenevano che "anticipare lo studio del tedesco permette ai ragazzi di crescere con una "mente bilingue", ciò che presenta numerosi vantaggi e in primis sul mercato del lavoro."
"A dimostrazione che il tedesco è fondamentale per il mercato del lavoro elvetico" sottolineavano Gianella, Käppeli e cofirmatari, "basta ricordare che in Svizzera tra i 4 e i 4.5 milioni di persone parlano svizzero tedesco o tedesco sul posto di lavoro (circa il 63% sul totale dei posti di lavoro), il 18.5% parla francese, l’11.5% inglese e solo il 5.5% parla italiano."
Ma il Consiglio di Stato, nel messaggio con il quale invita il Gran Consiglio a respingere la mozione, cita invece uno studio del professor François Grin dell'Università di Ginevra, "che è un punto di riferimento per quanto riguarda gli studi sul mercato del lavoro svizzero e le conoscenze linguistiche usate sul posto di lavoro". In questo studio, "alla domanda sull'utilizzo quotidiano o quasi delle lingue straniere sul posto di lavoro il 51,8% dei ticinesi indica il francese, il 51,6% il tedesco e il 18,6% l’inglese."
"Questo dato trova una certa corrispondenza nella ripartizione degli studi universitari" scrive il Governo nel suo messaggio. "I dati dell’Ufficio federale di statistica riferiti al settore terziario per l’anno scolastico 2015/2016 mostrano infatti che gli studenti ticinesi che proseguono gli studi in Svizzera romanda (2’283), con un leggero vantaggio per quest’ultima."
"Da questo punto di vista la ‘predominanza’ del tedesco (così come sembra essere proposta dall’atto parlamentare) va relativizzata" scrive il Governo. "Importante è piuttosto di offrire agli studenti un’educazione linguistica che sviluppi in parallelo le competenze sia del tedesco sia del francese."
Il Consiglio di Stato sostiene che "l'approccio adottato da ormai più di dieci anni dal nostro Cantone permette di dotare gli allievi ticinesi di competenze linguistiche che consentono loro di scegliere e di svolgere con successo percorsi formativi (universitari e non) anche al di fuori del Ticino e delle aree italofone."
Inoltre secondo il Governo "dal punto di vista pedagogico la prossimità linguistica e culturale tra francese e italiano contribuisce a creare nell'allievo un "vissuto positivo" nella sua esperienza di approfondimento, che ne aumenta l'efficacia e che costituisce un terreno fertile per lo studio delle successive lingue seconde."
Infine, introdurre la lingua tedesca già alle elementari imporrebbe un radicale ri-orientamento delle competenze linguistiche dei docenti, "perché i docenti attualmente in carica alle elementari non sono formati all'insegnamento del tedesco."
Ciò "presupporrebbe un investimento molto importante verso i docenti di questo ordine scolastico, oppure l’assunzione di docenti di lingua tedesca da parte dei Comuni o dei Consorzi, ambedue scelte estremamente impegnative a fronte di un potenziale miglioramento dell’apprendimento della lingua tedesca ancora da dimostrare".
In conclusione, "pur condividendo l’importanza data dall’atto parlamentare alla coesione nazionale, al plurilinguismo e alla formazione linguistica delle giovani generazioni ticinesi", il Consiglio di Stato ritiene che debba essere mantenuto l’attuale compromesso raggiunto nell’impostazione dell’insegnamento delle lingue alla scuola dell’obbligo e invita quindi il Gran Consiglio a non dare seguito alla mozione.
AS
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