
Il plurilinguismo in seno all'amministrazione federale va promosso con maggior vigore rispetto a quanto si fa adesso. Lo pretende una mozione approvata oggi (19 voti a 14) dagli Stati, secondo la quale la Confederazione deve vegliare affinché i funzionari dirigenti padroneggino una seconda lingua ufficiale e passivamente una terza, finanziando se necessario in toto la formazione dei dipendenti stessi. Il dossier va al Nazionale.La consigliera federale Eveline Widmer-Schlumpf ha dichiarato che il Governo si adopera già per raggiungere gli obiettivi perseguiti dalla mozione, in particolare per quanto riguarda l'equa rappresentanza linguistica nei Dipartimenti. Tuttavia - ha aggiunto - quest'atto della commissione delle istituzioni politiche va troppo lontano quando pretende che la Confederazione finanzi in toto la formazione dei suoi quadri, o conceda loro il tempo necessario per studiare.Il Consiglio federale - quale datore di lavoro moderno - si attende invece che i suoi dipendenti si addossino almeno in parte dell'onere di questa formazione, partecipazione in denaro o mettendo a disposizione il proprio tempo libero.Nel suo intervento - in tedesco -, Filippo Lombardi (PPD/TI) ha respinto l'argomento finanziario. Solo la metà dei dodici milioni messi a disposizione della Confederazione nel quadro della legge sulla lingue sono utilizzati: vi è quindi un margine di manovra sufficiente.Per il ticinese, nonostante qualche progresso, troppi quadri sono restii a promuovere le lingue minoritarie nei rispettivi settori di competenza. A detta del "senatore", i funzionari sono il biglietto da visita dell'amministrazione federale: è quindi doveroso che imparino le lingue nazionali affinché possano comunicare con tutti i cittadini.ATS
© Ticinonews.ch - Riproduzione riservata

