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Ticino
"Più preoccupato dalle autorità che dai profughi"
Redazione
11 anni fa
Fra Martino Dotta sulle ondate di migranti ai nostri confini: "Ci vuole accoglienza, ma che sia accoglienza riflettuta"

Le ondate di profughi in arrivo dall'Italia preoccupano le autorità ticinesi. Proprio ieri, ai microfoni di TeleTicino, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha evocato la chiusura dei confini, sottolineando l'arrivo in sole 24 ore di oltre 100 migranti ai confini ticinesi.

La situazione è senza dubbio tesa, ma cosa ne pensano coloro che operano sul territorio, non per fermare i clandestini bensì per aiutarli?

Fra Martino Dotta, attivo in ambito sociale e "esperto" in materia, da noi interpellato si dice più allarmato dalla reazione delle autorità che non dall'arrivo dei migranti. 

“Il comportamento della Svizzera e del resto dell'Europa danno da pensare" afferma il frate. "Sono preoccupato della chiusura generale, letteralmente, delle frontiere, che significa anche una chiusura politica sia a livello europeo che a livello mondiale.”

“Inoltre mi sconcerta la chiusura della Francia, quando è la Francia stessa ad essere stata responsabile di quanto si è verificato ad esempio in Libia" prosegue Fra Martino Dotta. "Da parte di tutti gli stati europei manca l’assunzione della responsabilità di una situazione che si è contribuito a creare. Invece di chiuderci dovremmo assumere le conseguenze dei nostri atti.”

“Lo stesso discorso vale per la Svizzera. Dobbiamo fare la nostra parte in accordo con le istanze internazionali, evitando di cedere a paure ingiustificate nei confronti degli stranieri. Si tratta di persone che hanno un vissuto traumatico alle spalle e che cercano rifugio in Europa, non bisogna averne paura” aggiunge.

Fra Martino Dotta spera che i ticinesi sappiano essere ospitali con i nuovi arrivati, pur mantenendo gli occhi ben aperti: “Temo che ci siano forme di rifiuto e di chiusura. Il mio auspicio è che si adotti un’attitudine più ragionevole, di accoglienza, ma di accoglienza riflettuta. Non bisogna spalancare le porte e le braccia senza riflettere, quanto piuttosto cercare di unire le forze per lenire la situazione.”

Il frate conclude la sua riflessione dichiarando di non credere che “erigendo muri e esigendo una politica più restrittiva, si risolva il problema degli immigrati e in particolare dei richiedenti l’asilo.”

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