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Ticino
Piromane di Bellinzona: l'accusa chiede 4 anni
Redazione
16 anni fa
Alla sbarra il 35enne accusato dei roghi di via San Gottardo. L'imputato: "Ero ubriaco perso e in più prendevo psicofarmaci"

La notte del 20 ottobre le fiamme avvolgono le cantine del palazzo di via San Gottardo 114 a Bellinzona. E’ il terzo rogo in un mese. Gli inquilini vengono evacuati per l’ennesima volta cominciano a percepire un senso d’inquietudine difficile da sopportare. Tra loro uno, Aldo Vanina che abitava al primo piano, sembra il più arrabbiato. In un intervista rilasciata il 20 ottobre al portale Ticinonline Vanina disse “speriamo che trovino al più presto il piromane prima che ci scappi il morto … tre incendi in un mese mettono a dura prova i nervi”. Lo stesso Vanina, nell’intervista, si lamentava dell’amministratore dello stabile, accusandolo di mancanze infrastrutturali, e si diceva determinato a chiedere un risarcimento di quasi 10mila franchi per gli oggetti persi nell’incendio. Due giorni più tardi, il 22 ottobre, la polizia individua e arresta l’incendiario di via San Gottardo. Si tratta di Aldo Vanina, 35 anni attinente di Biasca, lo stesso che si fece intervistare dai media ticinesi. Oggi Vanina, difeso dall’avvocato Yasar Ravi, è alla sbarra alle assise Criminali di Bellinzona riunite a Lugano con l’accusa di incendio intenzionale aggravato, ripetuto danneggiamento, minacce e atti contro la pubblica incolumità. E’ reo confesso. Le indagini, coordinate dal procuratore pubblico Nicola Respini, hanno permesso di appurare le responsabilità di Vanina anche per l’incendio, sempre nelle cantine dello stabile, del 7 settembre 2009. Il tutto per un danno totale di circa 300mila franchi. “Ero ubriaco perso e in più prendevo psicofarmaci” ha detto oggi in aula. Per la corte, presieduta dal giudice Mauro Ermani oggi sul banco degli imputati non c’è un piromane, ma una persona con diversi problemi causati dalla dipendenza dall’alcol, e un odio profondo nei confronti dell’amministratore del palazzo, più volte minacciato. “Ho deciso, sbagliando, di curarmi con l’alcol per risolvere i miei problemi” ha detto in aula Vanina, che – seppur timidamente – ha ammesso di avere bisogno di un ricovero in comunità. “Guardi che le regole della comunità sono più dure di quelle del carcere. Non vorrei che la sua titubanza nell’accettare un ricovero sia dovuta al fatto che preferisce rimanere in carcere” lo ha tuttavia ammonito il giudice Ermani. Il profilo tracciato dal perito chiamato dall’accusa, lo psichiatra Dario Mari, descrive Vanina come un soggetto con disturbi di personalità, che tende a farsi valere e cerca gruppi o comunità di appartenenza per supplire all’interruzione dei rapporti con i genitori. La perizia ha stabilito per l’imputato, oltre alla necessità di cure contro l’alcolismo, una scemata responsabilità da lieve a media. Il giudice Ermani, durante il dibattimento, ha sottolineato come l’accusato, nonostante i problemi con l’alcol e i medicinali, mentre appiccava gli incendi era lucido e coerente. Una coerenza che ha messo in pericolo la salute di tutti gli inquilini. Nel pomeriggio il procuratore pubblico Nicola Respini ha chiesto per Vanina 4 anni anni di carcere. Domani la parola passerà alla difesa. La sentenza è attesa in serata. [email protected]

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