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Pioneer, "Bisogna evitare il fuggi fuggi"
Pioneer, "Bisogna evitare il fuggi fuggi"
Pioneer, "Bisogna evitare il fuggi fuggi"
Redazione
9 anni fa
Il mondo economico e sindacale lancia segnali d'allarme per la partenza dell'azienda di Manno, dovuta a motivi fiscali

L’allerta arriva chiara dal mondo economico. Senza una revisione dell’imposta sull’utile quello di Pioneer, l'azienda di Manno che delocalizza a Ginevra, potrebbe non rimanere un caso isolato. Il Ticino – secondo la Camera di Commercio – deve sapersi rendere più attrattivo, altrimenti si rischia il “fuggi-fuggi”. Il tema è di strettissima attualità e si inserisce nel solco dei grandi progetti di riforma fiscale (dopo la bocciatura della riforma III delle imprese) in elaborazione sia a livello cantonale che federale. Le aziende ticinesi oggi sono sottoposte a un’aliquota fiscale media sui propri utili che va dal 19 al 22%, ponendosi al 18esimo posto della classifica inter-cantonale.

"Giocheremo sull'aliquota" commenta Marco Passalia, vice-direttore della Camera di Commercio ai microfoni di TeleTicino. "Ginevra ha dichiarato di essere attorno al 13%, noi probabilmente dovremo guardare a una soglia di questo tipo. Andare oltre il 16 o il 17% potrebbe essere un problema importante".

L’addio di Pioneer, come detto, è stato motivato da questioni di natura fiscale. E in questo senso la lotta in Svizzera è sempre più agguerrita. Basti pensare al Canton Ginevra (dove Pioneer ha deciso di spostarsi) che ha annunciato un taglio di 11 punti dell’aliquota sugli utili passando dal 24 al 13%. Un'enormità. Il Ticino per contro di cifre – per ora – non ne vuole fare. 

"È prematuro proporre delle cifre oggi, meglio attendere che ci siano altri dati concreti" ha dichiarato il direttore del DFE Christian Vitta. "Molti Cantoni attendono l'esito della Riforma 2017, altri si sono mossi su alcuni ambiti. Noi ci siamo mossi con una prima tappa, che andremo a votare a fine aprile (ndr. sulla riforma fiscale). Ci saranno poi delle tappe successive a dipendenza di quello che succederà con la Riforma 2017. Restiamo comunque vigili per situazioni come la Pioneer".

La delocalizzazione di Pioneer non preoccupa solo aziende o autorità. Segnali d’allarme arrivano anche dal mondo sindacale: "Si vede che il mercato soffre" dichiara Giangiorgio Gargantini (UNIA). "Non si tratta dei cosiddetti "capannoni", ma di posti di lavoro ad alto valore aggiunto, con salari corretti che portano qualcosa di utile al mercato di lavoro ticinese" aggiunge, riferendosi alla Pioneer."La situazione è ben più grave e difficile di quanto si voglia far credere. Ma c'è chi continua a parlare di casi isolati...". 

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