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Ticino
Picchiò due agenti in un bar: condannato
Redazione
18 anni fa
Il 42enne aggredì due agenti della polizia, perché gli consegnarono un precetto esecutivo. L'ultimo di una lunga serie

È stato condannato in contumacia a 10 mesi da espiare, il 42enne ticinese che lo scorso luglio picchiò due agenti della cantonale all’interno del Ristorante Ticino a Rivera. L’imputato che stamani ha deciso di non comparire in aula doveva rispondere alle accuse formulate dalla sostituta procuratrice pubblica Marisa Alfier. Su tutte, quella di violenza contro autorità. Il tre luglio scorso due agenti della cantonale si presentarono a casa dell’imputato per consegnargli un precetto esecutivo. L’ultimo di una lunga serie. Precetto con il quale l’Ufficio fallimenti comunicava l’incanto della casa per una serie di debiti che l’uomo, disoccupato da una decina di anni, aveva contratto dal 2001. Complessivamente i debiti ammontavano a 13mila franchi di imposte non pagate. Una somma piuttosto esigua a fronte dei 220mila franchi che il 42enne possedeva su un conto bancario. “Non era uno squattrinato”, ha detto in aula la giudice Agnese Balestra Bianchi. Dal 2001 l’uomo si rifiutava categoricamente di pagare le imposte. Nel 2004, fu condannato a 15 giorni di detenzione per un’aggressione compiuta ai danni di un funzionario dell'Ufficio fallimenti che tentò di consegnargli un altro precetto. Cinque anni dopo l’incarico fu affidato ai due agenti. In quell’occasione, l’uomo si limitò a stracciare la missiva. Notificata la consegna, gli agenti raggiunsero il Ristorante Ticino a Rivera per una breve pausa. Ma preso dalla rabbia e dalla paura di perdere la casa, il 42enne raggiunse i due agenti e una volta entrato nel bar scatenò la sua ira. Da tergo l'uomo colpì con un pugno uno degli agenti. Iniziò quindi un tafferuglio che si concluse con l’arresto dell’accusato, dopo una lunga lotta cui prese parte anche un militare che si unì per dar man forte ai poliziotti. Secondo l’avvocato difensore Costantino Delogu, il suo assistito agì per legittima difesa. Una legittima difesa motivata da uno stato psicologico di tipo paranoico, confermato per altro anche dalla perizia psichiatrica del dottore Dario Mari. Nel suo delirio l’imputato scorgeva nei poliziotti due islamisti che in ultima istanza avrebbero voluto ucciderlo. “Questa componente antisociale e paranoica, ha detto il difensore, sta a monte di ogni atto dell’imputato, e in quest’ottica dunque andrebbe riletta l’aggressione nei confronti dei due poliziotti”. Ma la giudice Agnese Balestra Bianchi, pur riconoscendo una lieve scemata responsabilità, non ha accolto le richieste del difensore. “L’imputato - ha detto la giudice - era lucido e sapeva benissimo cosa stava facendo, non agì per legittima difesa, ma per dare una bella lezione a chi tentava di sottrargli la casa”. E tuttavia, durante il processo di stamani a lungo si è discusso della psiche di questo uomo che unanimemente è stato definito come paranoico e antisociale. [email protected]

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