
Lo scorso anno e mezzo era cominciato con una frase che pesava: «Sento la paura del fallimento». Oggi Daniele Piccaluga, coordinatore della Lega dei Ticinesi, va a La domenica del Corriere su Teleticino e racconta un movimento che, parole sue, «sta meglio»: «Sento le busecche della base ribollire».
Sul fronte interno, Piccaluga descrive due anime distinte ma compatibili: Claudio Zali «spirito libero, dice quello che pensa», Norman Gobbi «uomo squadra». Frecciatine reciproche? «Rispecchiano il carattere dei due». Sull'arrocchino di metà legislatura — la mossa che gli era costata settimane di polemiche — non arretra: era il momento di smuovere una legislatura percepita come immobile. E rivendica i risultati di Zali al Territorio, anche se ammette fra le righe che sulle nomine in Magistratura il gol non c'è stato. Sui lupi, una battuta: «Se Norman avesse potuto gestire completamente il Territorio, in Ticino ce ne sarebbe qualche d'uno in meno».
Sul 2027, il punto politico vero. Piccaluga parla per ipotesi: «se» Zali e Gobbi correranno entrambi, «se» sarà derby leghista. Il motivo del condizionale è chiarissimo: «Ci sono discussioni aperte con i nostri cugini dell'UDC». Trattative in corso, nessun veto, nessuna condizione. Con Piero Marchesi i rapporti sono «buoni, schietti, frequenti». La preferenza personale, però, la dichiara: «Piccaluga gradirebbe una corsa d'area con i due candidati leghisti».
Sulla sua eventuale candidatura al Consiglio di Stato non chiude: «Se la base me lo chiedesse, non direi no». Sulla Commissione parlamentare d'inchiesta Hospita-Lega conferma di essere stato convocato e di aver risposto presente. Su Eolo Alberti, riammesso dal pretore, parla di «vizio di forma»: se ne riparlerà in assemblea.
In coda, una concessione personale: domeniche in famiglia finite, serate con gli amici pure. Resta l'Ambrì-Piotta alla Gottardo Arena, condiviso col figlio. «Tempo che vale almeno il doppio».

