
Frontalieri in banca. O più genericamente, frontalieri nel terziario. Questo argomento è di quelli che fanno discutere e non poco, soprattutto in un momento dove la crisi si fa sentire e la piazza finanziaria svizzera sta vivendo un cambiamento epocale.Questo aumento del personale italiano in seno alle strutture finanziarie del cantone è effettivamente presente, oppure si tratta di una semplice percezione dovuta all’acuirsi delle difficoltà a trovare un impiego in quello che una volta era considerato un settore sicuro quasi come uno posto nell’amministrazione cantonale? Abbiamo posto la questione ad Emanuela Capra, responsabile della Luisoni Consulenze SA, storica agenzia di ricerca del personale con sede a Lugano e che dal 2002 fa parte del Gruppo Wihelm.Facciamo una panoramica generale sul mercato del lavoro nel settore finanziario in Ticino…“Diciamo che attualmente stiamo vivendo diversi mal di pancia, anche se a dire il vero qualche cosa si sta muovento. Ci sono alcune strutture con sedi locali che offrono posizioni interessanti soprattutto nel compliance e nella gestione dei patrimoni, quindi nell’analisi degli investimenti per capirci”. Al momento il mercato italiano è quasi chiuso. Come si stanno muovendo le banche in questo senso?“A livello di figure professionali legate al Private Banking siamo fermi. Ci sono strutture che si stanno aprendo ad altri mercati, pensiamo al Sudamerica e all’Europa dell’Est. Anche su Singapore ci sono alcune posizioni aperte. Con l’Italia è tutto fermo, quindi si cercano mercati alternativi”.La classica domanda “lei quanti clienti ha" è ancora attuale?
“Quello della clientela da conferire rimane sempre una condizione determinante. Diciamo che è cambiato il modo di porre la domanda. Ora si chiede quali reti di conoscenze il futuro consulente ha e che è in grado di sviluppare”.C’è effettivamente questa penetrazione da parte dei frontalieri nel settore terziario, e particolarmente in quello finanziario?“La situazione dei frontalieri esiste da anni. Nel tempo c’è stata una continua e graduale apertura al mercato frontaliere anche per i servizi. Banche comprese. Purtroppo devo dire che diverse strutture licenziano indigeni per assumere frontalieri. Ma non ci si può far nulla. Una cosa è certa: esiste un dumping salariale, senza dubbio”.Ricevete richieste specifiche di personale frontaliere?“No, non c’è assolutamente una pressione specifica in questo senso” risponde decisa Emanuela Capra.Ultimamente si pensa di portare a Lugano nuove forme di business. Si parla di hedge funds, per esempio. Avvertite questo cambiamento?“Si, ma non da parte delle banche, le quali non sono ancora pronte. Si tratta soprattutto di piccole realtà finanziarie che ci chiedono personale qualificato per settori alternativi”.Questo personale esiste in Ticino?“No, direi di no. Bisogna andare a cercarli su altre piazze estere, come ad esempio Londra. Nemmeno lo svizzero-tedesco, a meno che non abbia particolari motivi, si sposta in Ticino”.[email protected]
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