
Dopo il PS anche i liberali prendono posizione sull’iniziativa di elaborare un piano energetico cantonale (PEC). Secondo il PLR l’iniziativa è “lodevole” e permette di avere “un valido strumento di lavoro e di dialogo per raccogliere feedback e input da parte di tutti gli stakeholders”. Ma ci sono anche diverse critiche. Prima fra tutte la mancanza nel gruppo di lavoro di rappresentanti del settore elettrico, escluso l’AET, e dell’economia privata. “E’ comprensibile che non si voleva allargare troppo il gruppo di lavoro, ma non si capisce perché non è stato coinvolto ad esempio il comparto degli olii combustibili e dei carburanti, che sul complesso dei consumi energetici cantonali occupa una fetta assai rilevante”. E ancora: “Il fatto di aver escluso da questo studio gran parte degli attori interessati in rappresentanza del settore privato, lo indebolisce e ne mette in discussione l’oggettivià, tanto che gli scenari e i piani d’azione sembrano più improntati al concetto del “nice to have” che ad una valutazione oggettiva di quanto realisticamente si potrebbe ipotizzare per il futuro energetico cantonale. Il fatto inoltre che gli estensori del PEC sembrano volerlo rendere il più vincolante possibile, solleva grossi dubbi e una certa qual reticenza a volersi legare ad uno scenario piuttosto che ad un altro, per non correre il rischio di poi sentirsi dire che nella fase di consultazione la maggioranza si è espressa per questo o quello scenario e dunque lo si deve perseguire a tutti i costi”. Per i liberali tuttavia il PEC rappresenta “una buona base di discussione sulla quale costruire il futuro energetico del Cantone”.
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