
Lo stilista Philipp Plein ha aperto ai media la sua sede di Lugano per raccontare una vicenda personale e giudiziaria che, a suo dire, ha superato ogni limite. Al centro della sua presa di posizione, una campagna denigratoria online che avrebbe coinvolto non solo lui, ma anche la sua famiglia, i collaboratori e l’azienda. «Non lo faccio per me, ma per mio figlio più grande, che naviga già autonomamente in rete e soffre per le accuse che mi vengono rivolte», ha dichiarato Plein, spiegando di voler tutelare anche gli altri figli da contenuti che potrebbero restare online per anni.
La decisione della Pretura
La vicenda nasce da una disputa civile legata alla custodia di due bambini. Attualmente, Plein detiene l’autorità parentale esclusiva. Secondo una recente decisione supercautelare della Pretura di Lugano, lo stilista è "vittima di una sterile campagna denigratoria». Il tribunale ha ordinato alle parti coinvolte di cessare la pubblicazione di post sulla controversia e di immagini dei minori, prevedendo sanzioni in caso di violazione.
Meta coinvolta nel provvedimento
Il provvedimento coinvolge anche Meta, proprietaria di Facebook e Instagram, alla quale è stato intimato di rimuovere o limitare la visibilità di un account Instagram collegato alla vicenda. Una risposta della società è attesa a giorni.
I risvolti penali
Sul fronte penale, l’ex compagna di Plein è stata condannata con decreto d’accusa cresciuto in giudicato a una pena pecuniaria sospesa per l'utilizzo illecito di una carta di credito aziendale (per oltre 80.000 franchi), registrazioni effettuate a Plein di nascosto e diversi episodi di diffamazione. Le accuse presentate nei confronti dello stilista, invece, si sono concluse con decreti di abbandono. «Non avrei mai immaginato di trovarmi in questa situazione», ha commentato Plein. «Ci volevamo bene».

