Pfizer per il richiamo degli under 30
L’Ufficio federale della sanità pubblica raccomanda la terza dose con questo vaccino per minimizzare i rischi di miocardite: “Scelto per minimizzare i rischi, ma per il momento non è un tema in Ticino”
di fsu
Pfizer per il richiamo degli under 30
Immagine CdT/Gabriele Putzu

“Alle persone al di sotto dei 30 anni è raccomandata preferibilmente la vaccinazione di richiamo con il vaccino di Pfizer, a prescindere dal vaccino utilizzato per l’immunizzazione di base”. Questa è la raccomandazione pubblicata venerdì dall’Ufficio federale della sanità pubblica. Anche chi ha ricevuto le prime dosi di Moderna quindi, se ha meno di trent’anni, virerà sul vaccino sviluppato dall’americana Pfizer e dalla tedesca BioNTech.

Per abbassare i rischi di miocardite
Come mai? A spiegarcelo è il farmacista cantonale Giovan Maria Zanini: “È stato scelto per minimizzare il rischio di miocardite”, ci spiega, “la cui incidenza è comunque molto bassa” e riguarda soprattutto “i maschi più giovani”. Inoltre, le segnalazioni di casi di miocardite o pericardite riguardano soprattutto il vaccino Spikevax, quello di Moderna. Fino al 12 ottobre, secondo i dati di Swissmedic, in Svizzera vi erano stati 173 notifiche, di cui 140 riguardavano proprio quest’ultimo prodotto, solo 30 quello di Pfizer, mentre per tre non era stato segnalato il produttore. Una situazione simile a quella osservata negli altri Paesi. I disturbi legati a miocarditi e pericarditi, infine, hanno riguardato soprattutto le due settimane successive alla seconda dose.

“Ne parleremo l’anno prossimo”
“Dal momento che il mix di vaccini si può fare”, continua Giovan Maria Zanini, “e dal momento che Pfizer ha un minor problema di miocarditi, è stata fatta questa scelta”. Il farmacista cantonale, comunque, ci ha spiegato come in Ticino per il momento questa non sarà una questione. “Attualmente non ci sono nel nostro Cantone persone under 30 che sono state vaccinate già da sei mesi, questo avverrà solo nei primi mesi del 2022”. Gli unici giovani che hanno ricevuto la seconda dose prima di giugno 2021, infatti, sono i collaboratori delle strutture sanitarie, i quali nella stragrande maggioranza dei casi già avevano ricevuto Pfizer.

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