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Porza
Peste suina africana, un'esercitazione per prepararsi a un suo possibile arrivo in Ticino
©Chiara Zocchetti
©Chiara Zocchetti
Redazione
2 anni fa
Il cantone si prepara all’arrivo della peste suina africana, al momento a soli 45 km da Chiasso. Nei boschi non lontano da Porza ha simulato il ritrovamento di una carcassa di cinghiale infetto. Un’esercitazione che serve a testare le misure previste dal cantone qualora la malattia raggiungesse il Ticino.

Nei boschi non lontano da Porza, sotto la pioggia battente, è stata ritrovata la carcassa di un cinghiale infetto da peste suina africana. Per questo motivo bisogna rimuovere i suoi resti, impedendo la diffusione della malattia. Oggi il Cantone ha simulato questo scenario - con degli animali privi di virus - per testare le procedure che si prevedono di attuare qualora la malattia si presentasse in Ticino. Sul posto abbiamo incontrato la veterinaria cantonale aggiunta Chiara Menegatti. “Noi ci avviciniamo a una carcassa infetta da un virus estremamente resistente nell’ambiente. Quindi, è importante – nel limite del possibile – mantenerlo pulito, eliminando in maniera adeguata tutti i dispositivi di protezione (tute, calzari e guanti) che nell’operazione di campionamento e di recupero della carcassa si sono sporcati”. Menegatti ci ha poi mostrato i sacchi appositi sia per la carcassa sia per i materiali, proprio perché è fondamentale per chi opera in questi ambienti “poter tornare a casa il più pulito possibile”.

Personale debitamente formato

Questo esercizio ha richiesto una lunga preparazione, a partire dal personale che è stato debitamente formato. Fondamentale anche il contributo dei cacciatori, come ci spiega Michele Fattorini - sostituto capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. “Sono persone molto indicate per questo genere di ruolo in questo contesto particolare. È nel DNA della loro attività venatoria, quindi sono coloro che maggiormente conoscono l’aspetto legato alla natura, all’animale al bosco. Quindi sono sicuramente una componente fondamentale”.

Innocua per gli esseri umani, ma servono accorgimenti

Ricordiamo che la peste suina africana è molto pericolosa per i cinghiali e maiali da allevamento, ma è invece innocua per gli esseri umani che tuttavia devono prestare qualche accorgimento quando si recano in territori dove la malattia è presente, al momento già a soli 45 km da Chiasso. Ne abbiamo parlato con il veterinario cantonale Luca Bacciarini. “Il problema c’è nella misura in cui noi importiamo dalle zone interessate dalla malattia degli insaccati di suino o di cinghiale, quindi carne non cotta. Se per caso questi sono stati preparati con un animale infetto e noi non smaltiamo correttamente i resti e gli imballaggi lasciandoli nell’ambiente, questo rappresenta un rischio di infezione per i cinghiali del territorio”. Le autorità cantonali raccomandano pertanto di non abbandonare resti di cibo nell’ambiente e smaltirli, così come di non foraggiare animali selvatici.