
Il futuro dello sviluppo economico del nostro Cantone è un tema diventato oggetto di un documento redatto da AITI, l’associazione delle industrie ticinesi, che ha presentato oggi il suo piano strategico “Ticino 2032”. Per Oliviero Pesenti, presidente dell’associazione, il punto centrale è uno: “Se non c’è produzione, non c’è benessere e non ci sono servizi. Di conseguenza, la base di qualsiasi ricchezza di un Cantone o di un territorio è proprio la produzione”.
“L’attività di produzione deve continuare ad essere”
“Quello che vogliamo in questo Cantone è cercare di dare un forte aiuto per far sì che le attività di produzione continuino ad essere e a migliorarsi”. Il documento “Ticino 2032” non vuole tuttavia essere un’imposizione, ma un elemento di riflessione per i prossimi 10 anni. Anni decisivi per garantire una crescita economica e il benessere della popolazione. Per questo il piano strategico ha un ampio ventaglio di destinatari. “Tutte le istituzioni sono chiamate a lavorare, a prendere in considerazione o perlomeno a leggere, questo documento”, dice Pesenti, spiegando che queste dovrebbero “almeno capire quali sono le esigenze e gli interessi di noi imprenditori, ovvero la parte economica ed industriale. Dovrebbero quindi capire qual è il nostro grido di allarme per cercare di aiutarci a costruire le tematiche proposte”.
Sei tematiche come leve strategiche
Le tematiche scelte quali leve strategiche sono sei: la creazione di un ecosistema dell’innovazione, di una cultura d’impresa, di fiscalità e competitività del territorio, così come di una responsabilità sociale e ambientale, di un mercato del lavoro e, in primis, il capitale umano e la formazione scolastica. Secondo AITI senza una formazione di base adeguata non c’è di fatto lavoro e futuro.
Tecnologie e futuro delle aziende
Un percorso formativo, sottolinea Pesenti, che necessita di un adeguamento al contesto attuale. “Io non sono così sicuro che la formazione che abbiamo oggi sia davvero adatta per quello che sarà il mondo futuro nelle aziende”. Le tecnologie avanzano giorno dopo giorno in maniera importante e veloce, “dunque quello che chiediamo a chi fa formazione è di ascoltarci e sapere di cosa noi abbiamo bisogno, ora e in futuro, nelle imprese, così come il tipo di formazione che dovranno avere per poter lavorare nelle nostre aziende”.
Un cambio di rotta necessario
Quello legato alla formazione è un cambiamento di rotta considerato necessario da AITI, ma non evidente da attuare in breve tempo. Anche se Pesenti ammette che ancora non sono a conoscenza delle tempistiche può però affermare che sicuramente “non sarà breve. Bisogna però cominciare a discuterle e far capire che il mondo va in una direzione diversa da quella in cui andava fino a poco tempo fa. Il mondo, lo sappiamo, non sarà mai come prima e quindi necessita una riflessione profonda di tutti questi temi, non semplice ma sicuramente realizzabile”, ha concluso Pesenti.
Il tema dell'innovazione
Fra i sei temi relativi a “Ticino 2032” citati da Pesenti ce n’è uno particolarmente cruciale: quello dell’innovazione. “Prima di tutto bisogna essere in chiaro che abbiamo sul territorio aziende differenti fra di loro”, spiega il direttore di AITI Stefano Modenini, secondo cui l’innovazione in senso generale “è un’esigenza di tutti”. Questa va però declinata secondo le specifiche necessità di ogni settore di attività e di ogni singola azienda. “È evidente che se vogliamo un territorio che abbia un futuro, non dico certo, ma positivo dobbiamo sicuramente elevare i processi di innovazione nelle aziende in generale”. Quello che viene chiesto è quindi di “approcciare il tema dell’innovazione sia dal punto di vista privato sia da quello pubblico, immaginando nei prossimi anni degli interventi di sostegno e diffusione dell’innovazione, così come investimenti pubblici e privati”. Innovare ha però un costo abbastanza elevato: nel documento di AITI si parla di investimenti per una forchetta che si aggira tra i 30 e i 70 milioni di franchi nei prossimi 10 anni. Ma al momento, vista la situazione, è utopico pensare a investimenti simili? “La forchetta si riferisce in particolare allo sviluppo dei cosiddetti centri di competenza del futuro parco dell’innovazione del Canton Ticino, dove le esigenze, a seconda delle attività, sono quantificabili in questo spazio finanziario”. AITI si dice infatti consapevole dell’attuale situazione finanziaria dell’ente pubblico e per questo “chiediamo, oltre a una strategia sull’innovazione, anche delle scelte e una lista di priorità. Del resto è quello che fanno altri Cantoni”.
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