
“Uno dei motivi per cui a Besso ci sono gli spacciatori è perché non c’è più un presidio civile nel quartiere”. Queste, in sostanza, le parole pronunciate questa sera dal procuratore pubblico Antonio Perugini durante un incontro con la popolazione organizzato dal Comitato di quartiere. Incontro al quale ha preso parte anche il direttore del Dipartimento istituzioni Luigi Pedrazzini. Perugini non ha parlato di “vigilantes”, di gente che presidia le strade con i manganelli, ma ha chiesto trenta nomi di cittadini disposti a seguirlo. “Li formerò in collaborazione con la polizia”. L’idea prevede, in una prima fase, di tracciare una mappa dei luoghi del quartiere, dei punti nevralgici, in cui gli spacciatori si ritrovano e agiscono. Il passo successivo è quello di rioccupare quei luoghi con attività, manifestazioni, momenti di incontro. Gli spacciatori diventano prepotenti quando trovano spazio libero, è la tesi del magistrato. E uno dei modi per contrastare questo fenomeno è riportare la gente in piazza, ricostituire un tessuto sociale nelle strade, rivitalizzare il quartiere. Perugini ha fatto l’esempio di certe stazioni: quando è stata la polizia ferroviaria si è assistito a un incremento esponenziale della delinquenza. E in alcune città la gente si è organizzata, costituendo gruppi di persone che non hanno un compito di polizia, ma di “antenne viventi”, in contatto con le forze dell’ordine. Non dico che siano misure risolutive ma hanno una loro importanza, ha commentato il ministro Luigi Pedrazzini interpellato da ticinonews.ch. Nell’ambito della prostituzione, ha aggiunto, ho constatato che nei comuni in cui autorità e popolazione si sono fermamente opposti al fenomeno l’hanno eliminato. Il problema – ha concluso il ministro - esiste anche al di là dello spaccio di droga: “Nelle nostre città non manca solo la polizia; manca anche la gente: siamo una comunità che vive ormai molto nel privato. E questo lascia campo libero a fenomeni negativi”. emmebi
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