
Due cittadine italiane di 50 e 34 anni, madre e figlia, hanno chiesto la ricusa del Consiglio di Stato dopo la decisione di non concedere loro dei permessi di dimora. Ad entrambe tali autorizzazioni di soggiorno erano state revocate nel maggio rispettivamente febbraio 2015, con le decisioni della Sezione della popolazione che erano state confermate in ultima istanza dal Tribunale federale.
Una di loro, la 34enne, aveva addirittura lamentato un presunto conflitto di interessi per il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi sorto, a suo dire, a causa della sua funzione di allora presidente del Consiglio di Stato e responsabile del DI e, nel contempo, di "membro di un partito che promuove una politica restrittiva in materia di immigrazione". La tesi era stata respinta dal TF, che aveva parlato di un ricorso composto da “50 fitte pagine, composte da lunghi paragrafi organizzati in una progressione di cui solo raramente è possibile individuare una logica”. La ragazza non si era arresa e nel giugno 2018 aveva presentato una domanda di revisione (pure respinta) della suddetta sentenza, ritenendo “imparziale e di destra” il giudice federale Hans Georg Seiler (vedi articoli suggeriti).
Il 10 settembre 2018 le due donne avevano quindi presentato una nuova domanda volta al rilascio di un (nuovo) permesso di dimora ma l'istanza era stata respinta dalla Sezione della popolazione il 10 ottobre successivo. Un mese dopo entrambe si erano rivolte al Tribunale d'appello per contestare questo giudizio, chiedendo nel contempo con istanze separate la ricusa del Consiglio di Stato e del Tribunale cantonale amministrativo (TRAM).
Con sentenza del 12 dicembre 2018 il TRAM aveva in primo luogo respinto le istanze di ricuse di sé stesso e del Consiglio di Stato e dichiarato inammissibile per mancato esaurimento delle vie di ricorso il gravame inoltrato contro la decisione del Tribunale d’appello.
A fine gennaio la vicenda era nuovamente approdata al TF con due ricorsi in cui si chiedeva la ricusazione del Consiglio di Stato e del TRAM. Anche in questo caso senza successo. La Corte ha rammentato loro che, per consolidata giurisprudenza, "un giudice non può essere ricusato solo perché ha già deciso nei confronti di una persona in precedenti casi". I ricorsi sono stati dunque respinti e le due donne dovranno farsi carico delle spese giudiziarie, pari a 800 franchi a testa.
(Sentenze 2C_120/2019 e 2C_121/2019 del 25 febbraio 2019)
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