
Colpo di scena nel quadro dell'inchiesta sui permessi falsi che a inizio 2017 aveva scosso l'Amministrazione cantonale. La Corte di appello e di revisione penale ha scagionato il funzionario del DFE che lo scorso settembre era stato condannato in Pretura penale. Lo riferisce il Corriere del Ticino.
In prima istanza il 29.enne era stato ritenuto colpevole dei reati d'inganno nei confronti dell'autorità e d'incitazione all'entrata e al soggiorno illegale nell'ambito della legge sugli stranieri. Nel dettaglio al dipendente statale il procuratore pubblico Antonio Perugini – titolare dell'inchiesta – imputava il fatto di aver sottoscritto una fittizia dichiarazione di notifica di residenza a favore di un uomo – d'origine balcanica ma annunciatosi come cittadino norvegese – in cerca del permesso di dimora (B).
Il tutto su richiesta del fratello del titolare della Aliu Big Team di Bellinzona, ovvero la società al centro del giro di permessi falsi che in via principale aveva beneficiato dell'appoggio di un funzionario dell'Ufficio della migrazione del Dipartimento delle istituzioni. In Appello il giovane del Bellinzonese – patrocinato dall'avvocato Mario Branda – è però stato scagionato su tutta la linea. I giudici non hanno riconosciuto colpe a suo carico né sul piano oggettivo né su quello soggettivo.
Maggiori dettagli nell'edizione odierna del Corriere del Ticino
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