Ticino
Permessi di soggiorno, cambia la prassi
un anno fa
Il Tribunale Federale ha rivisto i criteri a cui le autorità ticinesi dovranno sottostare per rilasciare o no un permesso di soggiorno. Gli effetti si vedono già: nel 2021 sono 40 le decisioni negative

I criteri in base a cui l’Ufficio della migrazione ticinese decide se rilasciare o no un permesso di soggiorno sono da rivedere. Lo hanno stabilito alcune recenti sentenze del Tribunale Federale, presentate oggi in conferenza stampa dal direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi e dalla capo Sezione della popolazione Silvia Gada.

I giudici di Mon Repos hanno in particolare rilevato come “L’aspetto del centro degli interessi di una persona, cui fanno ampio riferimento le autorità ticinesi, ha in realtà una portata circoscritta (...) e non costituisce affatto il criterio principale sul quale basarsi”. Una sentenza datata novembre 2020, che quest’anno, introducendo di fatto parametri meno restrittivi, si è tradotta con un calo dei permessi negati rispetto ai quantitativi degli ultimi anni: 40 da inizio 2021 contro, ad esempio, le 263 decisioni negative dell’anno scorso o le 274 del 2015.

Secondo il Tribunale Federale, infatti, le condizioni per far decadere un permesso sono, nell’ordine: una notifica di partenza per l’estero; 6 mesi consecutivi all’estero; spostamento del centro degli interessi/domicilio all’estero e, contemporaneamente, 6 mesi all’estero. Una giurisprudenza che agli occhi del consigliere di Stato Norman Gobbi fa chiarezza ma potrebbe anche portare a maggiori abusi. “Occorreranno più controlli, non solo da parte dell’Ufficio della migrazione ma da tutte le autorità preposte per capire se effettivamente una persona risiede sul nostro territorio e ha quindi diritto a tutta una serie di prestazioni”, ha spiegato Gobbi.

Un dossier, quello dei permessi, che ha sempre scaldato gli animi. In una puntata di Falò dell’anno scorso erano stati denunciati controlli ritenuti smisurati, ciò che aveva attivato anche la Commissione della Gestione. Alla domanda se la decisione del TF sconfessi la politica adottata dal DI negli ultimi anni Gobbi risponde così: “Cambia la prassi finora utilizzata. Siamo sempre stati molto rigorosi perché la popolazione, in ambito di migrazione, ce lo ha sempre chiesto”.

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