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Ticino
“Pericoloso lasciar morire così il sistema economico”
Marco Jäggli
5 anni fa
Luca Albertoni si esprime sui nuovi aiuti promessi da Maurer e sulla difficoltà di molti imprenditori di ottenerli: “Aziende sane rischiano il fallimento per riscuotere i contributi, ci vorrebbe una moratoria”

Ieri il Consigliere federale Ueli Maurer ha dichiarato che i 10 miliardi già approvati per i casi di rigore probabilmente non saranno sufficienti, aprendo a un probabile nuovo credito da versare entro luglio. Maurer ha poi respinto le critiche sui ritardi, dichiarando che “il sistema sta funzionando molto bene e i primi aiuti sono già stati versati da tempo”, aggiundendo che i cantoni sono responsabili dell’esame delle richieste. Sulla scia di questa notizia Teleticino ha intervistato Luca Albertoni, direttore della Camera di Commercio ticinese, per sapere il suo punto di vista sulla situazione degli aiuti.

Previsti altri aiuti entro luglio ai casi di rigore. Notizie rassicuranti per lei?
“Sicuramente, a parte che si parla prevalentemente di grandi aziende e non bisogna dimenticare le piccole, però è evidente che una disponibilità a dare maggiori fondi è importante visto che la situazione è difficile e non si vede un’uscita in tempi brevi”

Avete scritto una lettera al Cantone per segnalare che molte aziende sono in difficoltà, come è possibile nonostante gli aiuti della Confederazione?
“Il termine di tre settimane citato da Maurer per gli aiuti è molto ottimistico. Molti aiuti sono molto più lenti e ci sono criteri spesso difficili da soddisfare: penso per esempio alla necessità di aver perso il 40% della cifra d’affari. Abbiamo delle aziende che magari non sono chiuse direttamente per ordine dello Stato ma fanno parte di una filiera, dipendono quindi da altre aziende chiuse e spesso non hanno una perdita del 40% ma magari del 35/38%. Quindi non hanno aiuti, hanno difficoltà però devono fare fronte comunque ai contributi obbligatori. Ci troviamo nella situazione paradossale dove lo Stato da una parte chiude delle attività economiche e dall’altro lato apre delle procedure esecutive portando magari al fallimento aziende sane per riscuotere dei contributi che sono certamente dovuti ma per i quali, vista la difficoltà della situazione, ci potrebbe essere una moratoria”.

Ipg Corona: molti dicono che per queste indennità bisogna aspettare moltissimo tempo, magari senza avere le risorse per vivere, nel frattempo.
“Questo è un grosso problema. Il Cantone settimana scorsa ha indicato che ci sono problemi procedurali nel trattamento dei dossier. Può essere, però le difficoltà sono oggettive: io credo che da questo punto di vista il Cantone dovrebbe fare uno sforzo ulteriore, come hanno fatto per esempio cantoni come Ginevra che hanno previsto soluzioni temporanee per coprire dove non arriva la Confederazione o le procedure sono troppo lente. Capisco che è complicato ed è oneroso ma lasciare morire così il sistema economico è pericolosissimo perché poi la ripresa sarà praticamente impossibile”.

Crede che terminata questa fase di crisi dovremo fronteggiare un’ondata di licenziamenti e chiusure o tornerà tutto come prima?
“È difficile da prevedere: si vede che le persone sono entusiaste e spendono subito appena si apre uno spiraglio, quindi si potrebbe sperare ci sia un effetto ‘rebound’ con una ripresa molto forte. È difficile dirlo, ma quello che ci preoccupa e che potrebbe avere impatti molto forti sull’occupazione è che molte aziende al momento stanno impiegando le loro riserve, questo vuol dire che la capacità d’investimento nei prossimi anni verrà un po’ meno e questo potrebbe avere degli effetti molto gravi. Quindi sarei prudente a speculare che tutto possa ripartire molto velocemente perché in prospettiva di medio termine le difficoltà potrebbero emergere in modo importante”.

Venerdì il Consiglio di Stato ha presentato il nuovo piano per incentivare i test di massa, si sono lette diverse perplessità in merito delle associazioni economiche...
“Credo che le perplessità siano di tutti e non solo delle associazioni economiche, il sistema imposto dalla Confederazione è complesso e rischia di essere superato dai test fai da te quando arriveranno. Il Cantone ha fatto quello che poteva fare, adesso stiamo valutando con l’autorità cantonale qual è il potenziale interesse delle aziende...”

Ma il principio di testare a tappeto piace alle aziende o c’è scetticismo?
“Testare a tappeto interessa, poi dipende sempre dalle condizioni in cui questo può essere fatto”

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